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100 GIORNI GENTILONI/ La svolta del Governo "silenzioso"

Il Governo di Paolo Gentiloni taglia il traguardo dei 100 giorni. Il Premier, spiega SERGIO LUCIANO, sembra voler evitare i lunghi discorsi per dedicarsi alle cose da fare

Paolo Gentiloni (Lapresse) Paolo Gentiloni (Lapresse)

Altro che story-telling. Gentiloni non parla mai, quasi come Mattarella. Però, a cento giorno dal suo giuramento, gli va dato atto che fa. Non strafà: ma fa. E non parla. Una roba straordinaria, di questi tempi, in cui l'unica cosa certa sono le chiacchiere, e non solo in Italia, dove dopo l'orgia berlusconiana che ci aveva fatto credere di aver provato tutto abbiamo vissuto invece l'iperuranio con la diluviale chiacchiera "ca**ara" di Matteo Renzi.

Si potrà poi dissentire nel merito, dai provvedimenti firmati Gentiloni. Ma riepiloghiamoli al volo, per dimostrare agli smemorati che tante cose fatte in cento giorni non sono davvero malaccio. Tanto più per uno che, in questo frattempo, si è smaltito un infartino che l'italiano medio - vitaliziato o meno - avrebbe curato a casa per una buona ventina di giorni.

Innanzitutto il decreto salva-risparmio: a dieci giorni dall'insediamento, il Conte silenzioso sfornò, assumendosene la responsabilità, l'intervento da 20 miliardi (peraltro ancora tutti da spendere) per salvare non le banche (a dispetto delle critiche cretine che incassò), ma il risparmio, un atto necessario per impedire il bail-in del Montepaschi e delle due ex popolari venete in pre-default. Giusto o sbagliato, ai posteri l'ardua sentenza, ma intanto Gentiloni, facendo suo il lavoro di preparazione dello staff di Padoan, l'ha varato. Fatto!

Sull'immigrazione, poi, tutto gli si può rinfacciare, salvo che di essere rimasto con le mani in mano. Ha disposto che ogni Regione abbia un suo Cie (Centro di identificazione ed espulsione), dettato procedure più rapide per i richiedenti asilo, e anche espulsioni più rapide, e lanciato accordi bilaterali con i paesi di partenza in cambio di nuovi aiuti da parte del governo italiano: oggi, con la Libia, si parla di una ventina di navi in cambio di una "serrata" contro gli sbarchi, che tanto umanitari poi non sono, visti le strati del boat-people. Il tutto, gestito da quel Marco Minniti ex dalemiano inrenzianito, che però è un po' più tosto, ci vuol poco, del predecessore Alfano.

Colpito e mezzo affondato dallo sfogo del commissario Vasco Errani contro l'inefficienza del governo, Gentiloni ha emanato i primi di febbraio un nuovo decreto che scavalca il sì europeo (peraltro scontato: ci mancherebbe!) per sbloccare le risorse economiche necessarie, ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie del "cratere" e incentivare la ripartenza. Si vedrà se funzionerà, ma vararlo è stato buon segno.

L'abolizione dei voucher è stata poi considerata la più renziana delle mosse, ma è un ingeneroso errore di valutazione. Il rignanese, figuriamoci: avrebbe intignato, puntando sul probabilissimo flop del quorum referendario, e non avrebbe - ohibò, lui non sbaglia mai - revocato una sua riforma, a dispetto degli effetti visibilmente deleteri sul lavoro meno protetto. È passata invece la vulgata che sia stato un diktat del segretario Pd: improbabile. Si vedrà invece, e piuttosto, se Gentiloni saprà trovare la quadra di un provvedimento sostitutivo più garantista dei voucher che non soffochi però lavori e lavoretti, soprattutto stagionali, proprio alla vigilia della stagione turistica.

Una buona "pezza", poi Gentiloni - con la bizzarra "new entry" all'istruzione, Valeria Fedeli, primo ministro di questo settore a non essere laureata - l'ha messa anche sulla riforma monca dei precari, dando modo a una grossa fetta di docenti rimasti senza cattedra fissa, di ottenerla attraverso una trafila agevolata, il cosiddetto "concorso leggero", con cui i precari già abilitati e anche quelli non abilitati ma con almeno tre anni di servizio saranno ammessi a un reclutamento veloce...

C'è stato poi lo spinoso capitolo delle nomine. Qui, è vero, i puristi avrebbe preteso che il governo, in vista dell'ammainabandiera inevitabile della primavera 2018, prorogassero i manager in carica per un solo anno, per lasciare le nomine nuove al futuro governo, trascurando il dettaglio che per i mercati finanziario questa proroga irrituale avrebbe avuto l'effetto di un inammissibile schiaffo. E nel rinnovarli, la nomina più eclatante - Alessandro Profumo - non può essere disinvoltamente ascritta a Renzi, perché il banchiere, adatto o meno che sia a guidare Finmeccanica, è uno che non deve un bel niente al "maleducato di successo" di Rignano. Non è un suo lacchè, non esce dal "Giglio magico". Un progresso non da poco, per chi ha collocato ovunque pedoni pescati nel suo cassetto dei giochi di boy-scout.

Infine, il discusso decreto sull'ordine pubblico firmato Minniti. Il fatto che sia discusso gli fa onore, e non collima affatto con l'immagine moscia che viene dipinta di Gentiloni.

Con questo non si deve, né si vuole affermare che il Conte sia il premier giusto per tirar fuori l'Italia dalle secche. Non lo si può ancora affermare. Ma è doveroso sottolineare che non è stato finora un presidente-controfigura. Gli appassionati delle statistiche hanno annotato che al vertice di Versailles, per auspicare non banalmente "un'Unione Europea più integrata, ma che possa consentire diversi livelli di integrazione", Gentiloni ha parlato 6 minuti, mentre il discorso per chiedere la fiducia è durato solo 18 minuti. Altro che le diluviali e vuote chiacchierate del "Matteo risponde". "Chi governa non deve cercare popolarità, deve cercare di risolvere i problemi, se è possibile", ha detto sobriamente Gentiloni nell'intervista tv al mitico Pippo Baudo, un ottantenne tutt'altro che da rottamare. Sante parole.

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COMMENTI
21/03/2017 - Gentiloni non è una "controfigura" (ALBERTO DELLISANTI)

E' vero e lo dimostra bene l'articolo di Sergio Luciano. Da un lato il nobiluomo marchigiano di cui apprezziamo la grande sobrietà, anche in opposizione "alle diluviali e vuote chiacchierate" con cui ci ha inondato il number one del giglio magico. D'altro canto dei fatti, che Luciano mette in evidenza. Condivido pure la speranza che Gentiloni sappia trovare (alla faccia di Renzi, tra l'altro, che avrebbe "legnato" il neo premier sia che non avesse toccato i voucher, sia nel caso contrario), che Gentiloni sappia costruire" un provvedimento sostitutivo più garantista dei voucher". Non sono d'accordo invece che la nomina di Mister Profumo a Finmeccanica sia avvenuta a prescindere da Renzi. Certo Profumo non ha nulla a che fare con il giglio magico. Ma ha molto a che fare con il mondo dell'alto (e dell'altissimo) bancario e finanziario. Si vede che è una nomina avvenuta anche con il consenso di Renzi (e che doveva fare? forse mandare qualcuno della JP Morgan?). (Ironizzo, visto che pure Renzi doveva accontentarsi di un italiano! E chi ci mandava? Davide Serra...?). Renzi è tra quanti hanno a cuore (cuore!?!) la smobilitazione di Finmeccanica, a favore dei Dominus d'Europa franco-tedeschi.