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Politica

GIORNALI/ Pd contro M5s, il "Corriere" con chi sta?

Zanda e Bersani hanno optato per la politica-verità (ammettere l'evidenza) ma a qualcuno non va bene perché questo aiuterebbe M5s. Ma è vero? DANIELE MARCHETTI

Pier Luigi Bersani (LaPresse)Pier Luigi Bersani (LaPresse)

Caro direttore,
si fa un gran parlare di credibilità della politica, di partecipazione dei cittadini, della necessità di maggiore serietà dei rappresentati politici presenti nelle istituzioni, della opportunità di riavvicinare il paese reale alla gestione del "bene comune" e poi, quando alcuni "signori" (merce davvero rara in Parlamento) della politica dicono chiaramente, apertamente e senza infingimenti la loro idea e il progetto politico a cui aspirano anche fuori dagli schemi consolidati, li si critica aspramente come imprudenti.

È il caso del sen. Zanda che candidamente e con un certo coraggio politico ha ammesso ciò che si percepisce da mesi; ovvero che l'Italia potrà essere salvata dall'ondata populista di destra come di sinistra (tanto per non fare nomi da Salvini e da Grillo) solo grazie ad una alleanza delle forze moderate che veda come interpreti principali il Partito democratico e Forza Italia. Un segreto di pulcinella che un opinionista come Massimo Franco ha stigmatizzato non nel merito (che sembra condividere) quanto sull'opportunità, sull'imprudenza di un tale candido e ragionevole ragionamento che potrebbe offrire il destro alla campagna elettorale dei Cinque Stelle.

Meglio tacere, allora? Meglio mentire all'elettorato? Meglio utilizzare il sotterfugio per lucrare consenso e poi sistemare la situazione — dopo il voto — nelle segrete stanze?

Questa non può essere la logica in un tempo che reclama trasparenza (i 5 Stelle, si ricordi sempre, hanno costruito il loro successo partendo dallo streaming), chiarezza e coraggio delle proprie idee e delle proprie posizioni.

Il tempo dei sotterfugi è finito e lo ha capito persino Bersani, che da scissionista e da uomo di sinistra ha chiaramente e limpidamente ammesso di sentirsi più vicino a Grillo che non al Pd di Renzi.

Finalmente la politica torna alla sua altezza, a guardare dritta negli occhi i cittadini e a dire loro il vero. E grazie al Cielo se qualche parlamentare con ruoli assolutamente importati e con la semplicità del cittadino qualunque regala al corpo elettorale in modo specchiato un ragionamento politico sensato, certamente opinabile ma non perché imprudente.

Al tempo della rottamazione — con buona pace dell'autorevole editorialista del Corriere della Sera — dobbiamo rendere merito a due veterani della politica per l'onesta intellettuale con cui onorano il ruolo loro affidato.

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COMMENTI
15/04/2017 - Un toscano a ricordarci quanto la Toscana è bella (ALBERTO DELLISANTI)

Un toscano di Lucca, Pisa, Firenze. Grazie per la sua lettera al Direttore. I due veterani sono proprio da stimare, non stanno parlando in politichese ma di linea politica che seguono e che si adoperano a fare seguire avendone chiarezza. Quando Zanda era uno del giglio di Renzi era poco credibile. Perché era un estraneo rispetto al milieu renziano. Ora è nella sua pelle. Bersani ci è sempre stato in questi tre anni alla ricerca di una via di permanenza nel partito della sinistra democratica. Ci sarà ben una formazione politica alla quale dare il mio voto, che non sia il M5S. Stimo Grillo, Di Battista, Di Maio. Ma sussistono interrogativi su Rousseau e mica Russeau e sulla rete marchingenio. Certo fossi costretto a sceglier il voto tra i soli Renzi e Grillo, sceglierei Grillo. La china così poco democratica di Renzi e il suo milieu che sta tra gli estremi della intraprendente aretina e dell'ex ungherese George Soros è molto più accentuata delle chine di un Grillo. Per fortuna il grillo è parlante e staremo attenti a ricacciare indietro eventuali eccessi di parole come eventuali fatti storti.