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DIETRO LE QUINTE/ Se Prodi sogna l'ultimo giro a Palazzo Chigi...

Il 78enne Romano Prodi si riaffaccia sulla ribalta politica del centrosinistra (assieme a Mario Draghi) forte di due affermazioni sul campo contro Silvio Berlusconi. NICOLA BERTI

Romano Prodi (LaPresse) Romano Prodi (LaPresse)

"Rieccolo": non Amintore Fanfani - che guidò il suo sesto e ultimo governo a 79 anni - ma uno che gli assomiglia sempre di più. Romano Prodi - 78 anni il prossimo agosto - è anche lui un economista-politico cresciuto all'ombra larga dell'Università Cattolica, quella del "Manifesto di Camaldoli". E' stato anche lui un cavallo di razza della Dc, Prima Repubblica ma seconda generazione: ministro dell'Industria a 39 anni, poi presidente dell'Iri (la quintessenza dell'economia mista disegnata da Fanfani nel dopoguerra sia in teoria che in pratica). Presidente dell'assemblea Onu il politico di Arezzo, numero uno della Ue quello di Reggio Emilia: entrambi europeisti legati all'America. Ambedue cattolici "conciliari" (anche se Fanfani giocò e perse il referendum sul divorzio). Ambedue candidati forti alla presidenza della Repubblica cocentemente impallinati dal loro stesso partito: Fanfani nel 1971, Prodi nel 2013.

Da leader "adulto" del centrosinistra Prodi ha vinto due volte le elezioni nella Seconda Repubblica, anzi: è stato l'unico a battere sul campo Silvio Berlusconi. Non ci è riuscito Massimo D'Alema, che pugnalò alle spalle Prodi in carica ma bruciò se stesso e l'Ulivo già prima del voto 2001; né Walter Veltroni, leader del neonato Pd, subito sconfitto nel 2008, né Pierluigi Bersani che "non vinse" nel 2013, e tanto meno Matteo Renzi, che ha vinto due primarie Pd e un voto europeo ma ha perso il referendum 2016 e non si è mai misurato in un voto politico.

C'è da stupirsi se il "vecchio" Prodi sia ricomparso sulla scena politica con autorevolezza più che apparente fra l'appassito "giglio" renziano e i soliti cespugli della sinistra? Magari per il puro piacere di trasmettere un po' di ansia vera all'82enne Berlusconi, rivale invecchiato non benissimo fra conflitti d'interesse, processi-ter e famiglie in disordine.

Per Fanfani il gusto di un ultimo giro a Palazzo Chigi non fu particolarmente glorioso: nel 1987 formò un governo elettorale dopo una rottura fra Bettino Craxi e Ciriaco De Mita. Dopo il voto fu la volta del 43enne Giovanni Goria, poi di De Mita stesso. Ma già due anni dopo la "sinistra Dc" (incubatrice storica dell'Ulivo e progenitrice del Pd) doveva cedere il passo all'asse strategico Craxi-Andreotti-Forlani, che governò l'Italia fino a Tangentopoli, modellando un paese che dura ancora oggi: quella del duopolio televisivo e quella della privatizzazione-bancarizzazione dell'economia. "Rai-set" è stato il regno di Berlusconi, i fasti e le crisi del capitalismo finanziario nazionale sono stati gestiti da Prodi e Mario Draghi (Carlo Azeglio Ciampi non c'è più). Non è sorprendente che né Berlusconi né Prodi - e neppure Draghi, dopo l'impegnativo discorso "macroniano" all'Università di Tel Aviv - vogliano rinunciare a partecipare alla costruzione della Terza Repubblica, dopo essere stati protagonisti indiscussi della Seconda.

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