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Politica

Post-verità/ La filosofa Adriana Canavero: da Platone a Trump, le ‘fake news’ per il potere

Post-verità, la filosofa Adriana Canavero e l'analisi sulla politica 2.0: da Platone a Trump, le fake news per raggiungere e manipolare il potere sul popolo. Lo spunto con Hannah Arendt

Post verità e politica 2.0 (LaPresse)Post verità e politica 2.0 (LaPresse)

La parola dell’anno è certamente “post-verità” che in maniera erronea viene sempre e costantemente affibbiata alla meno nobile concezione di “fake news”. Un dato importante non solo a livello storico e culturale, ma anche politico come sottolinea sul Corriere l’analisi della filosofa Adriana Canavero; «Ci si chiede se una politica che fonda la sua agenda sul principio della verità, scartando il regno emotivo di sentimenti e credenze, sia mai esistita nell’intera tradizione politica dell’Occidente. A dire il vero è esistita, ma solo nel registro astratto della teoria: nella fervida immaginazione politica di Platone». È evidente che Trump e la sua campagna elettorale - e anche i primi mesi alla Casa Bianca - stanno risvegliando nella memoria dei commentatori “liberal” di ogni parte del globo il gusto all’attacco unidirezionale contro le presunte fake news di Trump e degli elettori di Trump. Ma non sono i primi (e neanche gli ultimi, vogliamo parlare ad esempio delle varie teorie che circolano sul blog di Beppe Grillo?) ad aver un problema di “verità irrilevante ove prevalgono le credenza radicate nelle emozioni rispetto alla realtà”; nella Repubblica di Platone si esamina l’antagonismo tra una politica costruita sulla verità, che corrisponde alla sua concezione della polis ideale, «e una politica costruita invece sulle emozioni, ovvero sul pathos, la patologia di quella entità politica collettiva che egli chiama «i molti» — hoi polloi — e che descrive in modo allegorico come «un grosso animale».

I famosi sofisti attaccati da Socrate (come racconta lo stesso Platone) sono l’esempio migliore di quanto succede ancora tutt’oggi a livello politico-mediatico: «i sofisti si prestano a pagamento a istruire i futuri leader politici su un discorso che miri a manipolare il pubblico e, tecnicamente, a conquistarsi i voti degli elettori. Platone paragona il sofista a qualcuno che «avesse compreso gli impulsi e i desideri di un animale da lui allevato grande e forte e sapesse come bisogna avvicinarsi a lui e quando e per quali motivi diventa più irascibile o più mite, quali suoni è solito emettere a seconda delle circostanze, e quali, se proferiti da altri, lo ammansiscono e lo irritano», scrive ancora nel suo intervento la filosofa italiana. Il punto è chiaro: anche oggi, come successo molte volte nella storia anche recente del Novecento, i leader politici e comunicativi si specializzano nel coltivare e incrementare gli impulsi del “grosso animale” proprio per fondare una loro politici “patologica”, utile all’esercizio del potere, una “post-verità” anacronistica che oggi si vede, ad esempio, nel Trump-pensiero.

Secondo la Canavero, la vera posta in gioco non è tanto la politica o la verità, ma proprio solo il potere e il “gusto” nell’esercitarlo: «Platone, antidemocratico ed elitista, è il primo a detestare i tecnici della manipolazione del popolo che trasformano l’esercizio della menzogna in un’arte politica efficace, accettabile e gradevole, l’arte del discorso acrobatico, una specie di funambolismo verbale assai divertente». Il filosofo greco chiamava “ciarlatani della politica” i sofisti, e oggi come li chiamerebbe? «Improvvisato e privo di coerenza teorica il discorso politico dell’attuale potere spegne in noi il senso del reale, sostituendo la nostra presa sulla realtà con fatti «alternativi», fake theory, bugie rese «reali» dai social media. Nell’era della post verità il potere si esprime con stile improvvisato. Quello che twitter trasforma in realtà. Il rapporto tra verità e politica è definitivamente collassato?», con la Canavero che si diletta a puntare il dito senza neanche nominarlo al “re” della comunicazione post-veritiera su Twitter, tal Donald Trump.

La menzogna politica, come la intendeva Hannah Arendt (citata anche dalla Canavero), riguarda proprio la “presa delle emozioni”, aggravata da una comunicazione che mira «ad accattivarsi il pubblico in quanto prodotte non dalla ragione ma da impulsi». La “riconquista della ragione” e la giusta calibratura con la realtà circostante ci sembra il vero punto di approdo, anzi la vera svolta che la politica, la cultura e prima ancora la nostra vita di tutti giorni, potranno desiderare e auspicare per superare la stagnante crisi umana e culturale di questi nostri tempi.

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