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LEGGE ELETTORALE/ Se il parlamento non ne vota una la scriveranno gli avvocati della Consulta: ecco come

Legge elettorale, il piano B per superare lo stallo in Parlamento: la Consulta sarebbe pronta a rendere omogenee le leggi tra Camera e Senato, eliminando i punti "scomodi" e "spuri"

La Corte Costituzionale e la legge elettorale (LaPresse) La Corte Costituzionale e la legge elettorale (LaPresse)

E se alla fine fosse la stessa Consulta a rendere finalmente omogenee tra loro la legge elettorale al Senato e alla Camera, al posto del voto e accordo in Parlamento? Parte da questo assunto lo “scoop” presentato questa mattina da La Stampa, a firma Giuseppe Salvaggiulo: in sostanza, non sarà tramite decreto legge e neanche tramite accordi in parlamento, ma solo con il ricorso alla Corte Costituzione (per l’ennesima volta) a rendere finalmente idonee e omogenee le leggi di voto per Camera e Senato. Un piano “B” con buona pace dei politici: l’idea non tanto strampalata prevede un ben preciso iter che sarebbe pronto a scattare nelle prossime settimane, dopo uno studio di oltre due mesi. Riserbo assoluto sull’origine dei ricorrenti, ma il piano svelato dalla Stampa sembra molto ben orientato: «una via costituzionale alla riforma, l’eliminazione di alcune parole in otto articoli della legge del Senato sarebbe sufficiente a uniformarla a quella della Camera».

Ebbene, i punti cardine delle tempistiche di una “nuova” legge Elettorale - ricordiamo che ben due sentenze della Consulta nel 2015 e 2016 avevano messo in campo per Camera e Senato una duplice legge elettorale costituzionale dopo i tentativi dell’Italicum e del Porcellum resi “spuri” dai loro intenti legislativi iniziali - sono spiegati dal quotidiano torinese: in questa settimana il deposito della questione di incostituzionalità; entro il 15 ottobre ordinanza del Tribunale che lo solleva davanti alla Consulta (dovrebbe essere il tribunale di Messina ad agire secondo La Stampa); entro il 20 gennaio udienza alla Corte, con possibile sentenza. In questo modo si cerca in un duplice modo di mettere pressione al Parlamento: della serie, o si arriva a breve ad un accordo - e quanto affermato dalla Conferenza dei Capigruppo oggi non lascia ben sperare, “in aula la legge elettorale il 30 settembre solo se la commissione Affari Costituzionali concludono l’esame del provvedimento” - oppure il Parlamento verrà esautorato per la terza volta in 4 anni dal creare il nuovo sistema elettorale in Italia.

IL “TRUCCO” CONTRO LO STALLO IN PARLAMENTO

Camera e Senato al momento hanno due leggi elettorali che sono il frutto di due sentenze di incostituzionalità che hanno dovuto far porre alla Corte Costituzionale i punti necessari minimi per poter andare alle urne davanti ad un’improvvisa caduta del Governo. Ma le due leggi, nonostante siano valide ora, hanno alcuni punti assai complessi che devono ancora essere risolti e che i proponenti della nuova richiesta di intervento della Consulta vogliono indicare come punti incostituzionali. «Soglia di accesso alla Camera, candidature multiple alla Camera, soglie al Senato, vizio nel procedimento di approvazione dell’Italicum. Ma è la quinta la più importante e dirompente: la disomogeneità tra le leggi elettorali», riporta La Stampa. Con un interessante approfondimento svolto dall’Agi proprio oggi, quei cinque punti “spuri” sono stati svolti e spiegati nel dettaglio: alla Camera le coalizioni sono vietate, mentre al Senato permesse; Camera con premio id maggioranza sopra il 40%, al Senato nessun premio; terzo, alla Camera soglia di sbarramento al 3%, al Senato al 3% per le liste dentro una coalizione che supera il 20% e all’8% per le liste solitarie.

Penultimo punto, i capilista bloccati alla Camera e con preferenze per tutti al Senato e da ultimo la garanzia di rappresentanza di genere uomo-donna alla Camera, al Senato questione non regolata. Di fatto ora il piano B sarebbe pronto a scattare con un escamotage, un lieve “trucco” legale per superare l’enpasse del Parlamento. «A Messina, primo tribunale a dubitare dell’Italicum, dopo un’udienza estiva la sentenza è fissata per il 29 settembre. Ma l’avvocato ricorrente, Enzo Palumbo sta per giocare una nuova carta. Depositerà nei prossimi giorni un’altra istanza, per sollevare davanti alla Consulta cinque nuove questioni di incostituzionalità delle due leggi spurie», rivela La Stampa, immaginando che a quel punto tutto l’iter spiegato qui sopra possa scattare e arrivare così ad una definitiva legge elettorale praticamente tutta frutto della Consulta.

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