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Politica

INCHIESTA CONSIP/ Formica: è la fine della nostra democrazia

E' bufera sul caso Consip e Renzi contrattacca. Ma quanto sta accadendo rivela qualcosa di molto più grave secondo RINO FORMICA, e cioè il disfacimento della nostra democrazia parlamentare

Matteo Renzi alla Festa de L'Unità di Roma (LaPresse)Matteo Renzi alla Festa de L'Unità di Roma (LaPresse)

E' bufera sul caso Consip. Renzi contrattacca: "Il giudizio politico è che qualcuno, quelli che volevano usare Consip per gettare fango addosso a me vedranno quel fango ritorcersi contro". Repubblica e Corriere hanno pubblicato i verbali della pm di Modena Lucia Musti che accusano alcuni carabinieri del Noe di anticipare e orientare l'inchiesta: "se vuole ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi" avrebbe detto alla pm il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato per falso. Per Rino Formica, ex ministro socialista e grande osservatore, ormai con distacco, di cose politiche, "per analizzare il problema nei dettagli bisognerebbe vedere le carte. E tuttavia ciò che appare a prima vista è assai più grave di ciò che possono avere fatto Scafarto, Ultimo o Renzi babbo". 

Ci spieghi, Formica.

All'interno degli organi dello stato, magistratura e sistema di sicurezza, si sono formate delle compartimentazioni, con filiere trasversali che vanno dall'arma dei carabinieri a certe procure, fino agli alti livelli del potere giudiziario.

Che cosa è successo?

E' successo che queste filiere, che non dovrebbero esserci, hanno balcanizzato di fatto il sistema istituzionale del paese. Non si sa da chi sono composte queste tribù e a chi rispondono. Certamente non rispondono agli organi gerarchici interni, ma ad input esterni, di qualsiasi genere.

Come è potuto accadere tutto questo?

Quello cui stiamo assistendo ha dei precedenti alla fine degli anni Ottanta inizio anni Novanta, nella fase in cui fu dato il via alla destrutturazione del nostro sistema politico. Per esempio le intercettazioni che venivano fatte in alcuni uffici di polizia giudiziaria rispondevano ad iniziative mirate, sottratte alla gerarchia ed al controllo istituzionale.

E finalizzate invece a quale scopo?

Erano funzionali alla grande campagna culturale di mortificazione della politica e dei partiti di allora, additati come la causa del declino del paese. Allora non c'era Salvini, ma alcuni esponenti della Lega di oggi erano presenti in aula il 16 marzo 1993, quando dagli scranni di quel partito qualcuno alzò la forca e chiese che i partiti politici fossero classificati come associazioni a delinquere.

Chi di spada ferisce…

Diciamo che le forze che hanno destrutturato il sistema politico si sono trovate prima o poi a dover fare politica organizzata, ma in questo modo sono cadute negli errori e nei disagi del mestiere.

Rientra in questa destrutturazione del sistema politico anche il fatto che il neosegretario del Pd Matteo Renzi parli al telefono l'11 gennaio 2014 con un comandante della Guarda di Finanza, Michele Adinolfi, spiegandogli che intende mandare a casa l'allora presidente del Consiglio Enrico Letta?

Vede, la balcanizzazione del sistema politico ha fatto sì che si formassero non delle signorie, nelle quali probabilmente i promotori del disfacimento speravano di salvarsi, ma delle tribù interne alle istituzioni. Non è casuale che oggi il ministro Minniti tratti con le tribù libiche non da ministro dell'Interno, né da ministro degli Esteri o dell'Economia, ma come nessuno di questi e come tutti questi insieme, in nome anch'egli di non so quale tribù.

E adesso?

Il nostro sistema politico non ha avuto la capacità di rinnovarsi, ma utilizzando le risorse di forza e di prestigio accumulate dal paese durante tutta la prima repubblica ha resistito per 25 anni. In questo quarto di secolo però le talpe hanno lavorato così bene che non solo sono stati travolti i piromani dell'epoca, ma tutti quanti rischiamo di sprofondare. Questo lavoro sporco di destrutturazione lo cominciò la Lega, lo continuò Di Pietro, lo ha finito il M5s. E ora non è casuale che all'interno di M5s per avere un po' di democrazia si debbano rivolgere all'autorità giudiziaria.

La chiusura del cerchio. Con quali risultati?

Col risultato che aggregazioni pseudo-politiche prive di vita democratica e di pensiero politico riempiono un Parlamento che non riesce più a fare leggi serie e costituzionalmente solide. Tanto, sa che se anche vara leggi incostituzionali ci sarà qualcuno che ricorrerà alla Consulta.

Però i vertici dello Stato sono solidi. Si può fare affidamento su di essi per uscire dalla balcanizzazione che lei ha descritto?

Ai vertici dello Stato ci sono tre galantuomini che potrebbero diventare impotenti nel momento in cui dovessero assumere decisioni che le forze politiche non sono in grado di recepire. 

Non è mai stato così pessimista.

E' vero. Nei fatti, siamo alla crisi dello stato democratico parlamentare.

Renzi può essere la cura di questa situazione di crisi?

No, perché è una attore della destrutturazione. Fa parte anch'egli della brigata dei piromani.

E Berlusconi?

Tentò a suo tempo di essere un fruitore parassitario della crisi.

Tentò. E poi?

E poi, niente. Berlusconi è riuscito a tutelare bene i suoi interessi, ma non quelli del paese.

(Federico Ferraù)

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COMMENTI
16/09/2017 - Sottoscrivo il commento che precede (ALBERTO DELLISANTI)

Immutata la stima per Rino Formica, e si condivide la preoccupazione forte per il progressivo cumularsi di improprie liaisons tra porzioni e porzioni delle istituzioni, protese a manipolare gli eventi secondo un disegno anti democratico, tanto quanto lo è stato il PRINCIPE tra questi eventi, lo sfascia Costituzione a firma M.E. BOSCHI e M. RENZI, e controfirmato in un pericoloso eccesso di senilità da G. Napolitano. Ma.BA. HA PERO' RAGIONE ad indicare l'insostenibile dimenticare il PCI tra i protagonisti dell' affossamento della Prima Repubblica e (a proposito dei fili che Renzi sta tirando sul caso Consip) non soffermarsi sul coevo inaccettabile pasticciaccio messo in piedi dalla Magistratura di Genova in chiave anti Lega.

 
16/09/2017 - partiti (Ma BA)

Sembra che l'ottimo senatore Formica abbia perso un po' la memoria. Quando dice" Questo lavoro sporco di destrutturazione lo cominciò la Lega, lo continuò Di Pietro, lo ha finito il M5s." Stupisce che si sia dimenticato l'attore principale di cui anche lui stesso fu vittima, l'ex-PCI. Tanto che Di Pietro fu anche candidato DS. Al confronto quello della Lega fu solo folclore. Sottovaluta poi quello che hanno fatto a Genova contro la Lega, secondo me un segno assai più grave del degrado istituzionale rispetto all'affare Consip.