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Politica

ROSATELLUM/ Renzi e Berlusconi ce l'hanno fatta, 420 deputati nominati (su 630)

Il Rosatellum? Serve a riempire il Parlamento di nominati. E' questo il cuore del nuovo patto Renzi-Berlusconi, un pastrocchio pericoloso e incostituzionale. ALFREDO D'ATTORRE (Articolo 1)

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Il Rosatellum bis? E' buono solo a creare un Parlamento di nominati. Per Alfredo D'Attorre, deputato di Articolo 1-Mdp, Renzi e Berlusconi sono riusciti addirittura a "migliorare" l'Italicum, portando a 420 su 630 i deputati nominati dai leader. Per D'Attorre l'unico modo per ricostruire la democrazia in Italia è tornare al sistema tedesco. "Invece il trasformismo toglierà ogni residua autorevolezza al Parlamento, con l'effetto di rendere ancor meno credibili le soluzioni di governo".

Dall'Italicum al Rosatellum 2.0 passando per il tedesco o Fianum. Voi di Articolo 1 dite che siamo sempre allo stesso punto: un Parlamento di nominati.

E' il cuore del nuovo accordo Berlusconi-Renzi. Sono riusciti a battere il record dell'Italicum: là i nominati arrivavano intorno al 60 per cento, qui, con un colpo di genio, si è riusciti addirittura a portarli oltre, ai due terzi del Parlamento.

Vede rischi di incostituzionalità?

Ci sono delle disposizioni che se non verranno corrette sono manifestamente incostituzionali. Ad esempio l'idea che il voto dato soltanto al candidato uninominale possa essere poi attribuito d'ufficio e diviso proporzionalmente tra i partiti che lo sostengono al proporzionale.

La scheda è unica infatti.

E' unica, ma è evidente che il voto al candidato di collegio esprime chiaramente la volontà dell'elettore di votare solo quel candidato e non un altro. E invece, il voto viene trasferito ai partiti che lo sostengono. Allo stesso modo, mi pare folle che sia consentito ai partiti più grandi di appropriarsi dei voti di liste e listarelle civetta che non raggiungono il 3 per cento.

Il Rosatellum induce alle coalizioni. Lei non teme di ritrovarsi alleato di Renzi?

Noi lo abbiamo ribattezzato "Imbrogliellum" perché in realtà si tratta di coalizioni truffaldine. Basti pensare che la legge prevede che ciascun partito presenti il proprio programma e il proprio leader. Queste ipotetiche coalizioni consistono semplicemente in una dichiarazione di apparentamento nei collegi uninominali, senza che vi sia la condivisione né del programma né del leader. E' evidente che non si tratta di un meccanismo per costruire una vera alleanza, ma per permettere ad alcuni partiti di avere listarelle satelliti.

Torno a chiederle: escludete ogni apparentamento con il Pd?

Sì, perché senza la condivisione del programma e della leadership, sarebbe una scelta opportunistica che l'elettorato punirebbe duramente. Voglio ricordare a Rosato, il quale va dicendo che abbiamo detto di no a tutto, che noi invece una proposta l'abbiamo fatta ed era il Mattarellum. E' tutto agli atti parlamentari.

Avevate proposto il Mattarellum per quale motivo?

Se si voleva davvero trovare un sistema di tipo coalizionale che consentisse di individuare candidati condivisi nei collegi e di avere un programma e un leader comune mediante le primarie, la soluzione migliore era il Mattarellium.

Quando l'avete fatta questa proposta?

E' stata depositata e votata sia in Commissione Affari costituzionali sia in aula nella seduta del 7 giugno 2017. Così come avevamo detto di essere pronti a ripartire dal confronto sul sistema tedesco, che lo stesso Pd aveva votato. Avevamo detto ben due sì.

Voi di Articolo 1 che cosa pensate di fare?

Presenteremo emendamenti per tentare di correggere questo sistema. O anche per cambiare strada e ritornare al tedesco. 

Intanto, le simulazioni fatte sulla base del consenso di cui sono accreditate oggi le forze politiche prospettano l'ingovernabilità. Che cosa ci attende?

La frammentazione. Vedo in ogni caso due scenari possibili: o la vittoria del centrodestra oppure l'inciucio Renzi-Berlusconi. Da questo punto di vista chi è veramente in una situazione "win-win" è Berlusconi. Si capisce molto meno la razionalità di questa proposta per il Pd, se non motivandola con la voglia di vendetta verso la sinistra e M5s. 

Qual è secondo lei la strategia di Renzi?

Noi avevamo offerto al Pd la nostra disponibilità ad un patto trasparente di fine legislatura, concordando legge di bilancio e legge elettorale. Per tutta risposta Renzi ha deciso di privilegiare il patto con Alfano e adesso con Berlusconi. La sua strategia? Non saprei dire, il suo comportamento è sconcertante. Le decisioni di Renzi mi sembrano obbedire — e lo dico senza offesa — alle "leggi fondamentali della stupidità umana" tratteggiate da Carlo Maria Cipolla. Il segretario del Pd riesce benissimo a produrre un danno agli altri danneggiando al contempo anche se stesso.

Il centrosinistra di Pisapia assomiglia tanto alla tela di Penelope. Più vi mettete mano, meno prende forma. Come mai?

Nei prossimi giorni assieme alle altre forze della sinistra lanceremo l'elezione dell'assemblea costituente cui dovrebbero partecipare tutte le forze della sinistra. E' l'unica possibilità per presentare agli elettori un credibile progetto di sinistra. Lo stesso centrosinistra può nascere solo se oltre al Pd, che è ormai un partito di centro, torna ad avere rappresentanza politica una sinistra democratica, popolare, con cultura di governo. E' un compito che secondo me corrisponde a un'esigenza molto sentita nel paese.

Qualcuno ipotizza che l'ingovernabilità prossima ventura apra la strada ad un altro, ennesimo governo tecnico.

E' una prospettiva che non si può escludere. Io continuo a pensare che in una fase storica come questa, in cui il bipolarismo si è esaurito, la vera emergenza è quella di ricostruire una vera rappresentanza democratica ordinata. 

In che modo?

La strada maestra resta quella di un vero sistema elettorale tedesco con soglia di sbarramento al 5 per cento. Ridurrebbe la frammentazione e consegnerebbe il Parlamento a 4-5 forze politiche realmente rappresentative del paese, che dovrebbero trovare in Parlamento, dopo il voto, la soluzione per il governo. 

E invece?

Invece il trasformismo toglierà ogni residua autorevolezza al Parlamento, con l'effetto di rendere ancor meno credibili le soluzioni di governo.

(Federico Ferraù)

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