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Politica

VISTI DA SINISTRA/ L'usato sicuro e i 5 Stelle rischiano di fermare il cambiamento

Dalla Buona Scuola all'affaire delle banche il quadro di disagio per Pd e governo è evidente. Un bilancio e la critica, da sinistra, agli anni di Renzi. Lettera di EUGENIO MAZZARELLA

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Caro direttore,
sarà un anno difficile per la politica italiana. E sì che il Paese avrebbe avuto bisogno di una prospettiva chiara. Sia per i suoi problemi interni, che per le fibrillazioni dell'Europa, che richiederebbero un contributo a ripensarla, con autorevolezza, anche da parte dell'Italia, perché non si infranga sugli scogli delle sue stesse incompiutezze. Ma tant'è. Uno sciagurato tentativo di usare un opportuno aggiornamento della Carta costituzionale, sfigurandolo per risolvere problemi di ceto politico anche ricorrendo a forzature sulla legge elettorale, hanno portato una legislatura, nata per produrre un aggiustamento funzionale delle istituzioni, in un vicolo cieco. 

Tutto è rimasto come prima, anzi è diventato peggio di prima. Anche per la legge elettorale che alla fine ne è venuta fuori, piena di furbizie, e che si sta rivelando del tutto inidonea a garantire la governabilità che aveva tra i suoi obiettivi. E il cui risultato concreto è la probabile messa fuori gioco — perché in politica gli errori si pagano — del partito che ha governato questo processo e tutta la legislatura. 

È stata inescusabile — anche per la pochezza dei motivi che hanno portato a tanti errori, volgarmente leggibili con un "chi troppo vuole nulla stringe" — l'aver perso sia l'opportunità dell'ammodernamento istituzionale, sia le condizioni internazionali di assoluto favore che c'erano per un reale rilancio economico del Paese. Se si aggiungono errori marchiani — dalla "Buona Scuola" all'affaire delle banche — il quadro di disagio per il Pd e per il governo, nonostante il tentativo di cambiare narrazione e stile di Gentiloni, è presto detto. E qualche buon risultato sul piano dei diritti (unioni civili, biotestamento) è stato offuscato fortemente dall'insolvenza sullo ius soli. Insomma il bilancio è grigio. Ed è del tutto fisiologico il vantaggio che ne è venuto a un centrodestra fatto risorgere nella persona di Berlusconi con una respirazione bocca a bocca, grazie al patto del Nazareno e alla legge elettorale; e ai 5 Stelle, gli unici a poter rivendicare una piena estraneità alla legislatura.

Un paese diviso tra risentimento e nostalgia pare orientato a premiare o i 5 Stelle o "quelli che c'erano prima", rinati come usato sicuro anche per fermare più credibilmente con i propri numeri i presunti barbari alle porte del populismo grillino. Solo se il neonato tentativo di "Liberi e uguali", attorno a Grasso, farà un risultato consistente potrà esserci qualche possibilità che il già fu centrosinistra abbia qualche cosa da dire sugli equilibri da trovarsi in parlamento per dare un governo al Paese, e se si vorrà allontanare lo spettro del ritorno anticipato alle urne, in previsione del quale Gentiloni è stato tenuto nella pienezza delle sue funzioni. Se centrodestra o grillini non avranno i numeri per garantire un governo, solo un successo della neonata formazione di Grasso — se sarà capace di ritessere un rapporto con l'astensionismo e il civismo impegnato — potrà garantire a un governo del Presidente la necessaria spinta a una nuova solidarietà nazionale non tra forze politiche, ma tra ceti sociali in difficoltà e chi se la passa nonostante tutto meglio; come pure potrebbe essere una garanzia istituzionale ed europea per tentare in modo meno ansiogeno un governo grillino, se l'ipotesi uscisse dalle urne. Una soluzione a destra con il supporto di Renzi, nel caso che la coalizione di centrodestra non ce la possa fare da sola, è più sulla carta che nella realtà, considerato che Salvini e la Meloni la escludono a priori; e ad ogni modo sarebbe una soluzione che vedrebbe di nuovo dividersi il Pd. Insomma questo è il quadro. Chi vivrà vedrà.

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