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Politica

SPILLO/ Quelle rischiose prove di Aventino dei grandi media

Alla fiera internazionale dell'editoria di Milano vengono invitati solo i direttori dei quotidiani di centrosinistra, fatto che ha lasciato perplessi. Il commento di NICOLA BERTI

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La democrazia è il luogo della libertà e della responsabilità, del cambiamento e della trasparenza. La cosiddetta "libertà di stampa" — più realisticamente: il comportamento dei media in una società plurale — ne è uno dei termometri più attendibili.

L'altro ieri cinque direttori di grandi quotidiani italiani hanno partecipato a un forum post-elettorale nella giornata conclusiva di Tempo di Libri, fiera internazionale dell'editoria che ha tenuto a Milano la sua seconda edizione. I cinque direttori sono stati (in ordine di diffusione corrente): Luciano Fontana (Corriere della Sera), Mario Calabresi (Repubblica), Guido Gentili (Il Sole 24 Ore), Maurizio Molinari (La Stampa) e Virman Cusenza (Il Messaggero). A diramare gli inviti è stato Ricardo Franco Levi: oggi presidente dell'Associazione italiana editori, co-sponsor di Tempo di Libri; in passato portavoce di Romano Prodi a Palazzo Chigi e poi alla presidenza della Commissione Ue.

Ribadito che in democrazia chiunque invita chi gli pare in casa propria e chiunque accetta o declina come gli pare gli inviti di chiunque, un primo rilievo oggettivo è che a una manifestazione Milano-centrica Levi ha invitato due direttori di quotidiani romani e il direttore del principale quotidiano torinese. Non ha invece ritenuto di invitare due o tre direttori lombardi di lungo corso di quotidiani milanesi: Alessandro Sallusti (Il Giornale), Vittorio Feltri (Libero) e Maurizio Belpietro (La Verità), senza dimenticare Sandro Neri (Il Giorno). Una congettura logica porta a rilevare che i direttori non presi in considerazione guidino tutti quotidiani vicini al centrodestra, più che presumibilmente sgraditi a Levi in via pregiudiziale e politica (ancorché Feltri vanti molti più titoli di Levi come "corrierista" e abbia poi partorito per davvero l'Indipendente, invece quasi abortito sotto la direzione fondatrice di Levi).

Un primo appunto di commento dubita che i cinque direttori abbiano accettato l'invito con l'obiettivo comunicativo invece visibile nella photo-opportunity comparsa sui rispettivi siti: marcare l'esistenza di una community di direttori "democratici" ("costituzionali/costituiti") e la differenza rispetto a direttori evidentemente non riconosciuti come tali dai primi e dal centro-sinistra. Non è escluso che questo fosse invece l'obiettivo di Levi, ma in questo caso l'effetto comunicativo rischia di risultare molto diverso, forse l'opposto: tentare di accreditare forzatamente come soli direttori "indipendenti", i responsabili dei quotidiani che hanno esercitato un diritto di critica verso il centrodestra di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, nonché (anche se in misura e forme diverse) verso M5s.

Ci rifiutiamo in ogni modo di arguire che i cinque direttori in questione accettino di farsi iscrivere al Pd "ad festival", di apparire come promotori di una sorta di Aventino mediatico un secolo dopo quello che risultò essere il più velleitario e fallimentare tentativo di contrastare l'ascesa di Benito Mussolini. Premesso che l'anti-democrazia delle due forze politiche uscite vincenti dal voto (democratico) del 4 marzo è ancora tutta da dimostrare, esse hanno realizzato la loro ascesa vanificando l'oggettiva opposizione di tutte le testate "indipendenti": tutte parecchio dipendenti invece, negli ultimi anni, dai sussidi pubblici erogati dal ministro delegato Pd Luca Lotti, pur essendo tutte società private quotate in Borsa. E poi negli anni Venti del secolo scorso fra i supporter decisivi del consolidamento del regime fascista vi furono gli editori del Corriere e della Stampa. Repubblica non c'era ancora: uno dei principali quotidiani della sinistra era l'Avanti, di cui proprio Mussolini era stato importante direttore. Duramente sconfitto alle elezioni del 1919, si ritrovò poi subito appoggiato dalle forze economiche più conservatrici. E nel,1922 divenne il premier più giovane dell'Italia unita. Primato perduto solo nel 2014.

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