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Politica

BOERI, M5S CONTRO SU DL DIGNITÀ: DI MAIO "SU DIMISSIONI..."/ Delrio: "Polemica Governo-Inps cosa mai vista"

Decreto Dignità, Di Maio e Tria: “Cerchiamo la manina”. Nota congiunta dei due ministri: “Nessuna accusa al Mef, stipe Inps sono discutibili”. La replica e le ultime notizie

Luigi Di Maio (Foto: LaPresse)Luigi Di Maio (Foto: LaPresse)

Sullo scontro tra Di Mario, il Movimento 5 Stelle e il Governo (compreso il Ministro dell'Interno Matteo Salvini) ha avuto parole durissime l'ex ministro Graziano Delrio, che si è espresso sulla questione intervenendo all'inaugurazione della nuova Tramvia a Firenze: "Penso che polemizzare con i dati di un economista serio come Boeri sia una cosa mai vista. La possibilità che non ci siano rinnovi di contratti è molto realistica, quindi  se si nega la realtà non si fa un buon servizio al Paese." Il nodo è sempre riguardo la stima degli 8000 posti di lavoro in meno che scaturirebbero dal Decreto Dignità, stima per la quale il Ministro del Lavoro, Di Maio, ha parlato di "sabotaggio", e per la quale invece il Presidente Inps Boeri ha espresso grande preoccupazione. Che abbinata alle dichiarazioni sui migranti e il lavoro che hanno fatto infuriare Salvini, potrebbero far saltare la poltrona del capo dell'istituto previdenziale. (agg. di Fabio Belli)

DL DIGNITA' INIZIA ITER PARLAMENTARE

In un clima di caos, con le opposizioni che attaccano quello che è il primo “provvedimento forte” del nuovo Governo e i due vice-premier in aperta polemica con numero uno dell’Inps, Tito Boeri, il cosiddetto Dl Dignità si appresta a cominciare il proprio iter parlamentare che ovviamente gli esponenti della maggioranza si aspettano sia il più breve possibile. Nelle varie commissioni a Montecitorio, infatti, hanno preso il via le varie commissioni Finanze e lavoro, mentre da domani sono previste le audizioni di rito che dovrebbero consentire di licenziare in aula il decreto fortemente voluto da Di Maio e dal Movimento 5 Stelle già a partire da venerdì, quando è previsto l’avvio delle votazioni. Ad ogni modo sono già previsti diversi emendamenti al testo della discordia e alcuni gruppi parlamentari, segnatamente quelli di Fratelli d’Italia e di Liberi e Uguali, hanno chiesto tuttavia di rinviare l’approdo in aula del Decreto Dignità di una settimana. Ma sul punto, il Governo potrebbe tenere la barra dritta e vedere una volta tanto Di Maio e Salvini andare spediti verso l’approvazione dal momento che, nelle ultime ore, anche il leader dei pentastellati, pur spiegando che non è all’ordine del giorno la rimozione dalla sua poltrona del presidente del’INPS, le recenti polemiche potrebbe suggerire qualche riflessione in più, senza comunque arrivare al colpo di spugna invocato invece dal numero uno del Carroccio a proposito di Boeri. (Agg. di R. G. Flore)

DI MAIO, "BOERI VIA DA INPS? VALUTEREMO..."

Luigi Di Maio torna a parlare del decreto dignità. Dopo un incontro con gli ambasciatori dei Paesi dell'Unione europea, il ministro del Lavoro è tornato sul dibattito relativo al decreto che da oggi è in commissione alla Camera. «Non ci sto a passare far passare questo decreto come un decreto che vuole licenziare le persone, io non voglio licenziare nessuno. Voglio solo ridurre il precariato per i nostri giovani» ha dichiarato il vicepremier, come riportato da Rainews. Per quanto riguarda, invece, lo scontro con il presidente dell'Inps Tito Boeri, il capo politico del MoVimento 5 Stelle ha ribadito che «la legge non ci consente di rimuoverlo, io personalmente avrò modo di collaborare con tutte le istituzioni di questo paese». L'addio però resta probabile: «Quando ci sarà il rinnovo si valuteranno le decisioni da prendere sul l'Inps e non solo. Se si voleva trovare nella relazione tecnica il numerino per fare polemica e spaventare gli italiani non ci sono riusciti, adesso bisogna andare avanti». Infine, riguardo possibili modifiche al dl dignità Di Maio spiega: «Vogliamo intervenire sia sugli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato sia, a fine anno sul costo del lavoro, quindi c'e' tutta l'intenzione di aiutare le imprese a stabilizzare i dipendenti e a pagare di meno i contratti». (agg. di Silvana Palazzo)

FICO: “MI FIDO DI LUIGI”

La voce della perdita di otto mila contratti l’anno nella relazione sul Decreto Dignità ha scatenato la bagarre. Dopo il comunicato congiunto del ministro del Lavoro Luigi Di Maio e del ministro dell’Economia Giovanni Tria, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha sostanzialmente chiesto le dimissioni del presidente dell’Inps Tito Boeri. Il segretario federale della Lega ha evidenziato che se “Boeri non è d’accordo con niente delle linee politiche” e “ha un altro modo di vedere il futuro”, dovrebbe consegnare il mandato. Sulla vicenda, che ha scatenato grandi polemiche, è intervenuto anche il presidente della Camera ed esponente di rilievo M5s Roberto Fico: “Un passo indietro di Boeri? Boeri è il presidente dell’Inps, parlerà con Conte di questo, non con me. Se c’è stato un complotto? Questo dovete chiederlo a Luigi. Però se Luigi ha detto così io ci credo”, queste le sue parole a margine della visita nel carcere di Poggioreale, a Napoli. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

"VIRGOLETTATI DIMISSIONI NON MIEI"

Occorre compiere due precisazioni sul caso Boeri-Governo: per prima cosa, i virgolettati che trovate qui sotto sono tratte da un’intervista al Corriere della Sera ma sono stati smentiti su tutta la linea dal diretto interessato Presidente Inps proprio pochi minuti fa. Tramite una lettera inviata d’urgenza al quotidiano milanese, Tito Boeri scrive «Lorenzo Salvia, giornalista che oggi ha pubblicato un retroscena sulle pagine del Corriere, domenica mi aveva chiesto un’intervista. Ho ritenuto di non darla e di limitarmi alle dichiarazioni diffuse dall’Ufficio Stampa Inps. Mi sono poi visto attribuite, sul giornale di questa mattina, una serie di affermazioni virgolettate in cui non mi riconosco . Mi spiace ma in questo momento ho deciso di non rilasciare interviste. Questo ovviamente non legittima la pubblicazione di fake interviews». La seconda precisazione però arriva a sorpresa dallo stesso Corriere, con il giornalista Salvia che conferma punto su punto interamente le parole scritte nel “retroscena”, per come è stato riportato a lui dalle sue fonti. Dunque dove sta la verità? Per ora il mistero resta aperto, con il caos che circonda l’Inps in questi primi mesi di Governo Lega-M5s che non fanno presagire nulla di “sereno” nell’immediato futuro di Tito Boeri alla guida dell’Istituto. (agg. di Niccolò Magnani)

RETROSCENA INPS: "DIMETTERMI? SOLO SE ME LO CHIEDE CONTE"

Il retroscena riportato questa mattina dalla Stampa arriva a “coronamento” delle ultime 24 ore assai complesse per il presidente Inps Tito Boeri dopo gli attacchi del Governo per quelle stime non “piaciute” sul Decreto Dignità. Davanti alla richiesta-imposizione di Salvini e Di Maio (che poi ha ritrattato) della cacciata da Presidente Inps, Boeri avrebbe confidato ai suoi collaboratori «Se vogliono liberarsi di me c'è un modo molto semplice mi convochi il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi, e mi dica che non c'è più fiducia, o che considera terminato il mio mandato. Un secondo dopo mi dimetterei». Insomma, solo se a chiederlo è il premier Conte e non il Ministro degli Interni o del Lavoro (come in effetti è giusto che sia, ndr): serve in pratica un atto formale in cui il Governo in CdM considera non più persona fidata e stimata quella di Boeri alla guida del Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Sempre secondo la Stampa, il Presidente avrebbe anche “stuzzicato” il Governo con una provocazione: «perché se le stime erano sbagliate la Ragioneria e il Ministero dell'Economia le hanno invece considerate prima valide e poi bollinate?». 

AVVOCATI: "PROPORZIONI SENZA FONDAMENTO MATEMATICO"

Continuano le polemiche sul Decreto Dignità con gli scontri tra Luigi Di Maio e Boeri che sembrano non fermarsi. Ha voluto chiarire alcune cose il vicepresidente degli Avvocati Giuslavoristi Italiani Vincenzo Martino che ha specificato: "Quello degli ottomila posti di lavoro in meno l'anno è una porzione matematica senza nessun parametro oggettivo. E' una previsione che lascia il tempo che trova. Il problema non è il numero dei posti di lavoro, ma è capire quanti contratti a tempo determinato alla scedanza dei dodici mesi verranno effettivamente convertiti in tempi indeterminati. Se l'Istat considera occupata una persona che lavora un'ora a settimana non è detto che quello che viene preso in analisi sia realmente un posto di lavoro". Sicuramente le parole dell'avvocato a Il Fatto Quotidiano mettono in chiaro alcune cose e aiutano a determinare un interessante punto di svolta. (agg. di Matteo Fantozzi)

FORZA ITALIA: "STRAVOLGEREMO IL DECRETO"

Sul Decreto Dignità la bufera sembra comunque destinata a durare anche in parlamento. Forza Italia promette infatti battaglia, a prescindere dalla piega che potrà prendere lo scontro tra il presidente Inps, Boeri, e gli esponenti Governativi come i Ministri Di Maio, Salvini e Tria. Forza Italia ha sottolineato di voler letteralmente stravolgere i punti di un decreto che sembra destinato ad aumentare la precarietà piuttosto che contenerla. Di Maio ha già risposto all'opposizione di centrodestra (peraltro inizialmente alleata con Salvini alle elezioni), spiegando: "Non arretreremo su precariato e delocalizzazione", i due cardini del Decreto dignità anche se sul mancato rinnovo dei contratti sembra esserci scontro totale non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche con il principale ente previdenziale italiano. (agg. di Fabio Belli)

E' SCONTRO

Il Presidente Inps ha definito gli attacchi del Governo contro il suo report sul Decreto Dignità come un «negazionismo economico»: uno scontro in effetti senza precedenti è in atto dalla maggioranza contro il n.1 dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, con un braccio di ferro che prosegue da ben prima le elezioni e che ora si allarga sempre di più dopo i tanti dubbi posti da Tito Boeri rispetto ai provvedimenti inseriti nel Contratto di Governo Lega-M5s. «Il provvedimento - sottolinea in una nota pubblica il presidente dell'Inps - comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l'evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un'economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell'occupazione». Dopo gli attacchi via interviste tv arriva anche l’immancabile tweet del Ministro degli Interni che pone la fine, sostanzialmente, dei “buoni” rapporti tra Viminale e Inps: «Il presidente Inps, nominato da Renzi, continua a ripetere che la legge Fornero non si  può toccare e che gli immigrati pagano le pensioni degli italiani.Io penso che sbagli e che si dovrebbe dimettere». 

BOERI REPLICA: “ATTACCO SENZA PRECEDENTI”

Nel pomeriggio è arrivata la risposta del presidente dell'Inps Tito Boeri ai ministri del Lavoro Luigi Di Maio e dell'Economia Giovanni Tria. «I dati non si fanno intimidire». Alle accuse ministeriali sulle stime Inps sul rischio di perdita del lavoro per ottomila titolari di contratti a tempo determinato all'anno per le nuove regole scritte nel decreto dignità, Boeri risponde difendendosi nel merito. «In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo - scrive Boeri - l'evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro». Questa manovra «in un'economia con disoccupazione elevata, significa riduzione dell'occupazione». L'economista ammette che il calcolo puntuale di questa riduzione «è difficile», ma la stima dell'Inps «è relativamente ottimistica». Quindi Boeri, che definisce «senza precedenti» l'attacco dei due ministri, conclude indicando un atteggiamento «ai limiti del negazionismo economico». (agg. di Silvana Palazzo)

SALVINI: “BOERI SI DIMETTA SE NON È D'ACCORDO COL GOVERNO”

Luigi Di Maio e Giovanni Tria rispondo alle accuse sul decreto dignità con un comunicato congiunto in cui la responsabilità delle stime sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro viene scaricata sull'Inps. È il ministro dell'Economia a sferrare l'attacco: «sono prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili». Si aggrappa anche a questo il ministro dell'Interno Matteo Salvini per sferrare l'ennesimo attacco a Tito Boeri, presidente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale: «Continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione». E poi da Mosca ne ha chiesto sostanzialmente le dimissioni: «In un mondo normale se non sei d'accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell'Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti». (agg. di Silvana Palazzo)

DECRETO DIGNITÀ, DI MAIO E TRIA: “CERCHIAMO LA MANINA”

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria smentiscono contrasti. In una nota congiunta sono tornati sulla relazione che ha scatenato una polemica, nella quale si leggeva che il decreto dignità avrebbe causato la perdita 8mila contratti l'anno. Il vicepremier ha assicurato di non aver «mai accusato né il ministero dell’Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità». D'altra parte, ha precisato che «bisogna capire da dove provenga quella “manina” che, si ribadisce, non va ricercata nell'ambito del Mef». Tria, inoltre, ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano «prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili». Di Maio, come riportato dal Fatto Quotidiano, ha deciso di fare scudo a se stesso e a tutto il MoVimento 5 Stelle, e di passare al contrattacco accusando “lobby” non meglio identificate di aver fatto “apparire” nel provvedimento la relazione. 

DECRETO DIGNITÀ, DI MAIO E TRIA NEL MIRINO DELLE CRITICHE

Le polemiche sul decreto dignità però non si placano. Forza Italia ha attacco Luigi Di Maio, che grida al “complotto” dei poteri forti contro il governo. «È lampante: Il movimento cinque stelle è incapace di governare. Il primo provvedimento, il decreto dignità, è pieno di errori e la sua relazione tecnica smaschera gli effetti recessivi che avrà sulla nostra economia. Luigi Di Maio grida al complotto ma dovrebbe fare mea culpa. La Lega si svegli» ha scritto su Twitter la capogruppo azzurra Maria Stella Gelmini. Al coro di critiche si unisce Unimpresa, l'associazione che rappresenta la micro-imprenditoria. «Il ministro Luigi Di Maio ha mosso una accusa gravissima, senza precedenti: deve immediatamente chiarire chi, a suo giudizio e secondo le informazioni in suo possesso, ha modificato la relazione tecnica al decreto dignità, inserendo informazioni false», ha dichiarato la presidente Giovanna Ferrara in una nota. «Manomettere un testo ufficiale non è come modificare una pagina di appunti. Intervenire su documenti di quel tipo non è possibile dall'esterno dell'amministrazione e delle istituzioni: chi ha in mente il ministro quando parla di lobby?», ha aggiunto. 

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