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IL PALAZZO/ Mannino: Pdl-Udc, il caso Palermo "scuote" il centrodestra

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Calogero Mannino e Pier Ferdinando Casini (Imagoeconomica)  Calogero Mannino e Pier Ferdinando Casini (Imagoeconomica)
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Ma se la connotazione politica di un partito è soltanto quella del cartello antimafia non vedo grandi prospettive. L’antimafia dovrebbe essere un impegno civile, etico e politico proprio di tutti i siciliani.

Come si spiega allora la sconfitta della Borsellino in un partito che ha puntato tutto su un profilo antimafia?

Rita Borsellino, oltre a essere una persona stimabile, ha un nome importante che poteva unire. Evidentemente la sua candidatura è stata appesantita dalle alleanze e dai giochi interni al partito.

E chi potrebbe essere il favorito?

È presto per dirlo. A mio avviso il Terzo Polo ha dimostrato di non poter rappresentare il polo alternativo, visto che si è limitato a svolgere la funzione di ponticello di congiunzione tra due partiti in crisi, nella prospettiva di un prolungamento dell’esperienza Monti.  
Certo, se si verificassero eventuali divisioni nel campo opposto Massimo Costa potrebbe avere un vantaggio. Al di là del risultato finale comunque mi auguro che da Palermo si possa aprire una fase nella quale la gran parte delle forze che si sono ritrovate nel Pdl, nell’Udc e quelle di chi fu democristiano e oggi si trova nel Pd possano approfondire, senza nostalgie, le ragioni politiche che dovrebbero indurle a costruire una aggregazione popolare. Le radici portano a Sturzo e De Gasperi, il resto sono chiacchere e mistificazioni…

(Carlo Melato)



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