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LA SCALA/ Il dramma di Verdi rivive in Leo Nucci, eterno Rigoletto

sabato 16 gennaio 2010



È notte, la fanciulla invoca Il "Caro nome" e siamo già al cuore della tradizione: melodramma al quadrato, disteso in tutta la sua bellezza e tenerezza (ancora brava la Mosuc).
La notte continua, "Zitti zitti, cheti cheti" a corte attuano la vendetta-beffa verso Rigoletto: Il fiore è divelto, la figlia rapita mentre lui è bendato, e quando scoprirà tutto sarà atroce. Anche il duca, scoperto il rapimento che l'ha portata a corte, cambia registro.

Sono tutti prigionieri degli avvenimenti, sembra dirci Verdi, il grande maestro che domina i segreti del teatro e le trappole per descrivere le intermittenze del cuore di tutti noi. Il coro dei cortigiani racconta la bravata della fanciulla rapita, creduta amante e non figlia di Rigoletto, e il duca sembra atterrito. Poi è la volta di Rigoletto. Il geniale "La-ra-la-ra" escogitato da Verdi per descrivere il suo cuore affranto di fronte allo scherno dei cortigiani è colmo di malinconia e dolore.

E allo svelamento dell'equivoco ecco "Cortigiani, vil razza dannata", l'invettiva tesa e umanissima: Nucci perfetto, in ginocchio, in pieno scoramento: chiede pietà per sua figlia e siamo anche noi lì con lui, sentiamo in quel violoncello che l'accompagna la sua voce disarmata, che nulla chiede per sé. "Pietà, signori, pietà" è l'ultimo grido, che travolge, ancora una volta, la Scala tutta intera, dal loggione alla platea. Ed ecco apparire Gilda, eccoli insieme: due poveretti prigionieri di un mondo fatuo e dei suoi giochi.

Verdi qui ci rapisce, ci commuove. Nucci e Mosuc sono il suo strumento perfetto: è il momento della verità fra padre e figlia, il racconto del rapimento e dell'amore. Rigoletto è un fiume di lacrime, sono due canne al vento, e Conlon trova la misura giusta per concertarli, avvolgente e misurato e tuttavia perfetto nei colori, mai dozzinale.
Irrompe Monterone, vittima del duca, ma Rigoletto gli promette la sua "Vendetta, tremenda vendetta" nei confronti del duca.

La figlia lo implora, lui è irremovibile: si prepara il dramma finale. Conlon apre il sipario dell'ultimo atto con un colore di archi struggente, che corrisponde allo struggersi di padre e figlia. Eccoli, atterriti allo svelamento del vero sentire del Duca: "La donna è mobil", ma in lei è ritratto l'uomo rapace e inaffidabile, conquistatore per nulla, traditore congenito. Ha avvolto in un nuovo corteggiamento la sorella del sicario Sparafucile e Gilda sprofonda nello sconforto. "Bella figlia dell'amore" e Rigoletto freme di sdegno e desidera vendetta di fronte alla figlia così delusa e mortificata.

 

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