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UMBRIA JAZZ WINTER/ Fayenz: il grande ritorno di Jim Hall e del Trio di Roma

martedì 5 gennaio 2010



Assolutamente. Quello di John Clayton con il figlio pianista è stato un grande concerto. Sono molto affiatati, li ho voluti sentire più volte.
Clayton-Patitucci: niente da dire, bravissimi, ma non da diventarci matto. Due contrabbassi insieme sono comunque una formazione particolare.

L’intramontabile Sellani, purtroppo quest’anno senza il grande amico Gianni Basso, ha tenuto quasi due concerti al giorno…

Sì, ho ascoltato il suo trio per la milionesima volta ed è ancora di grande livello. Devo dirgli però che è ora di smetterla…
Scherzi a parte, c’è un difetto nell’organizzazione dei festival in Italia, raramente si va oltre i soliti nomi: Sellani, Fresu, Bollani, Rava, che sta vivendo la sua terza giovinezza…

Note dolenti?

Non amo parlare di quello che non mi piace, quindi non mi chieda dei gospel o di Monty Alexander. Una cosa però la dico, ascoltavo Kurt Elling e mi domandavo: perché i cantanti bianchi non riescono ancora a liberarsi dall’influenza di Frank Sinatra (vedasi Michael Bublé & Co.)? Sarebbe ora di fare qualcosa di diverso.

Un giudizio a parte sul concerto finale che si è appena concluso: il Trio di Roma con Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto e la PM Jazz Lab di Enrico Rava a chiudere con Gershwin…


Ho ascoltato con grande piacere il Trio di Roma, in pratica i Doctor 3, con la sostituzione alla batteria di Fabrizio Sferra con Roberto Gatto. Si conoscono a memoria e sono così esperti che non potevano fallire un appuntamento come questo.
Seconda parte… tutti ottimi musicisti: Rava, Gianluigi Trovesi, Gianluca Petrella. Singolarmente si sa quanto valgano. Gli arrangiamenti e l’insieme però non mi sono piaciuti per niente, troppa confusione.

 

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