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venerdì 19 marzo 2010 S. Giuseppe sposo di M.V. - Ultimo agg.: 19/03/2010 05:02
 
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RECENSIONE LIVE/ Grande musica, senza nostalgia. C'è ancora bisogno degli Area

martedì 2 febbraio 2010

Lo ammetto: bisogna scavare nella memoria e bisogna farlo bene, per amare ancora gli Area. Occorre un certo impegno per cercare di capire se qualcosa di contemporaneo è rimasto nell’esperienza sonora di una band travolgente che il destino ha comunque “relegato” al suo periodo epico, cioè alla presenza tra le sue fila di Demetrio Stratos. Un’operazione non facile. Un'operazione disincantata.

C’ero a un concerto degli Area a Lodi, anno 1973. C’ero poi al Parco Lambro nel giugno ’76, a una delle loro esibizioni rimaste negli annali del rock italiano. E non volevo perdermi - lo scorso 29 gennaio, al teatro Itc di San Lazzaro di Savena - una delle ormai rare occasioni in cui Patrizio Fariselli, Paolo Tofani e Ares Tavolazzi si ritrovano per fare musica live insieme.
Per andare sul sicuro mi son portato dietro un amico musicista che di Area sapeva ben poco, in modo tale che potesse anche lui offrire uno sguardo freddo della momentanea ricostituzione. Insomma: volevo un arbitro non di parte per una reunion speciale.

Ci siamo trovati in un piccolo teatro affollato di gente. Negli anni le strade dei tre Area “sopravvissuti” si sono incrociate raramente: Tavolazzi suona con i migliori cantautori italiani (da Conte a Guccini), Fariselli passa dall’insegnamento musicale alla composizione di musiche per l’infanzia (era il musicista dell’Albero Azzurro), Tofani esprime se stesso nella ricerca spirituale e composizione musicale buddista.

Quando il concerto inizia, si capisce che sul palco giocano a incrociare le proposte musicali, evitando il “tutto e subito”. Così la prima parte della serata vede i tre presentarsi da soli, ognuno alla prese con espressioni strumentali solistiche, melange di suoni, elaborazioni elettroniche, trascinamenti ritmici. Seduto a un pianoforte a coda e con l’ausilio di un moderno synth, Fariselli, gioca tra jazz e armonie, mentre Tavolazzi si diverte con un contrabbasso a cui vengono applicati un sequencer e un delay, per rendere più complete le possibilità dello strumento.

Il più funambolico, ovviamente, appare Tofani, che si presenta in scena con un liuto indiano, il Tri-Kanta Veena, progettato e interamente realizzato da lui stesso, e con un santoor originale. E si capisce subito che i vecchi Area fanno sul serio e sono vivi “oggi”. L’amico musicista, di fianco a me si compiace...


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