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KEITH JARRETT/ La magia del Trio tra genio e follia

lunedì 19 luglio 2010

KEITH JARRETT/ La magia del Trio tra genio e follia Foto di Luciano Rossetti

“Hai saputo? L’altra sera a Ravenna si è arrabbiato e non ha concesso il bis”. Il pubblico non parla d’altro, prende posto frettolosamente all’interno del Lazzaretto di Bergamo e sa di avere una grossa responsabilità sull’esito della serata.
“No photo”, “no video”, i cartelli sono appesi ovunque. Ce n’è un altro che invita a non consumare nulla lontano dal bar, mentre chi non riesce a resistere al richiamo delle sigarette viene addirittura invitato a uscire da questo enorme chiostro. “Ma siamo all’aperto!”, si giustifica un signore sulla cinquantina, che poi obbedisce con un sorriso e manda la moglie a prendere i posti. Per i più distratti, nel frattempo, lo speaker ripassa il decalogo del “buon spettatore”.
 
Tutto pronto, ormai. Pochi minuti alle 21 e qualche posto libero di troppo nelle file migliori. Sul palco, come richiesto, c’è una temperatura esatta di 21 gradi centigradi. Fra poco però non ci salirà né un capo di stato, né un leader religioso, ma Keith Jarrett, accompagnato dai fedelissimi Gary Peacock e Jack DeJohnette. Più che un trio jazz un’istituzione, che in oltre 25 anni di carriera ha regalato agli appassionati e ai colleghi l’inarrivabile reinterpretazione (in studio e dal vivo) dell’immenso repertorio degli standard (e non solo). Al di là dei gusti, un patrimonio con cui è impossibile non fare i conti.  

Il pianista di Allentown manca a Bergamo dal 1973. Per il “Festival Contaminazioni Contemporanee” (che il 21 settembre ospiterà l’unica data italiana di Jan Garbarek) difficile pensare a un’apertura migliore. L’occasione spiega la cura del minimo particolare e l’emozione palpabile che si respira in questa serata di luglio. D’altronde, che l’equilibrio dell’artista sia ormai delicatissimo non è più un mistero per nessuno. Un applauso più prolungato del necessario, una nuvola di fumo o un flash di troppo e la magia potrebbe finire in un istante (inutile ricordare gli insulti al pubblico di Umbria Jazz 2007).

Questa sera, anche se con qualche eccesso, la musica è assoluta protagonista, chiede a tutti uno sforzo in più, un’inconsueta disciplina. Jarrett non è un intrattenitore, è un improvvisatore puro, il suo rapporto con lo strumento è totale, fisico, il flusso di idee che passa dalle sue dita è un fiume in piena, che lo travolge e non accetta interruzioni.



 

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