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REFERENDUM/ Sapelli: a chi giova un voto tra bugie e vecchie paure?

venerdì 10 giugno 2011

A due giorni dal voto per i referendum su nucleare, acqua e legittimo impedimento la politica torna a dividersi sul voto degli italiani all’estero e sul loro peso ai fini di un quorum che non viene raggiunto dal 1995. Nel frattempo i leader politici comunicano le proprie scelte. «Non mi recherò a votare», ha annunciato il premier, Silvio Berlusconi, mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha invitato tutti a farlo alle 10 di domenica mattina, per dare un segnale forte agli indecisi. «Siamo di nuovo al muro contro muro - dice a IlSussidiario.net Giulio Sapelli -. In questa campagna referendaria da un lato ho dovuto registrare l’assoluta incapacità del governo nello spiegare le cose, dall’altro ho visto un’informazione capace solo di confondere gli italiani e una politica convinta che le sia permesso tutto, dal negare la realtà al dimenticarsi la storia».

Questa tornata si ridurrà a un nuovo scontro tra berlusconiani e anti-berlusconiani, al di là dei contenuti?

Direi di sì, anche se il Paese si meriterebbe di meglio. D’altra parte i quesiti sono stati mal formulati e hanno prestato il fianco a una disinformazione di massa. La sinistra invece, politicizzando il voto, ha ripetuto, a suo rischio e pericolo, l’errore commesso da Berlusconi alle amministrative. A questo punto, se non si dovesse raggiungere il quorum, per l’opposizione sarebbe una battuta d’arresto dopo la vittoria di due settimane fa.

Qual è il suo punto di vista a proposito dei due quesiti referendari sull’acqua?

Nella coscienza collettiva è passato il concetto che ci sia in ballo la privatizzazione dell’acqua, come se fossimo in America e non avessimo invece una legge mineraria secondo la quale le risorse del sottosuolo appartengono allo Stato. Chiarire questo equivoco avrebbe permesso fin dall’inizio valutazioni più equilibrate. Ad ogni modo, la Legge Ronchi, anche se controversa e complicata, non privatizza assolutamente l’acqua, che rimane nelle mani del pubblico. Si occupa invece della privatizzazione del servizio tramite gare di evidenza pubblica. La storia, d’altra parte, ci insegna che l’essenziale per un bene comune è la sua governance, intesa come gestione attenta a garantirne la riproducibilità.

Ci spieghi meglio.




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