Referendum 12-13 giugno
mercoledì 8 giugno 2011
Conclusa la campagna elettorale per le elezioni amministrative, si profila la campagna referendaria per l’abrogazione di diverse norme del nostro ordinamento relative alla privatizzazione delle reti di distribuzione dell’acqua, all’uso pacifico dell’energia nucleare e al legittimo impedimento. Questo referendum impone alcune riflessioni sull'istituto stesso e sui contenuti specifici.
LA DITTATURA DELLE MINORANZE - In primo luogo si nota una grande diversificazione nei diversi schieramenti politici, con prese di posizione differenziate e scelte di alcuni partiti di lasciare “libertà di coscienza”. In generale, tuttavia, si tende ad associare ai risultati referendari una sorta di plebiscito antigovernativo, soprattutto dopo che la Corte di Cassazione ha sconfessato come inadatta ad evitare il referendum la moratoria stabilita dal Governo. Il che mostra l’ennesima modifica dell’istituto referendario: pensato dai costituenti come cauta e residuale espressione di democrazia diretta volta a correggere singole scelte parlamentari (così qualificando, sulla scorta dei suggerimenti di Einaudi, la democrazia diretta come correttivo marginale alla democrazia rappresentativa), esso si è trasformato negli anni Ottanta in uno strumento di lotta politica a disposizione di minoranze per affermare la loro incidenza presso l’opinione pubblica, al di là della loro consistenza politica effettiva.
Da questo abbiamo imparato a nostre spese che spesso conta di più la democrazia gridata rispetto alla democrazia dei numeri e delle maggioranze. Il referendum è stato così snaturato, strumentalizzato e banalizzato, fino ad essere disciolto nella palude dell’astensionismo. Infatti, se non vanno a votare almeno la metà degli aventi diritto, il referendum non produce effetti - e questo è ormai successo sempre nelle ultime consultazioni. Al di là dei costi reali, una campagna che poi non porta a risultati finisce per essere l’ennesimo teatrino cui il Paese è costretto ad assistere sempre più disinteressato e scettico. Sempre a riguardo dell’istituto referendario in quanto tale, non va dimenticato che agli inizi degli anni Novanta, un referendum, quello elettorale, ha contribuito in modo sostanziale a determinare il cambiamento del sistema politico ed ha visto Parlamento e popolo non più antagonisti ma alleati in vista di un cambiamento epocale. L’abisso tra le intenzioni dei costituenti e l’uso concreto del referendum si è, se possibile, allargato.
Attenzione, dunque: il referendum è un camaleonte, nessuno sa con quale volto si presenta e quali sono i suoi effetti reali, al di là dell’effetto tecnico di abrogare o meno specifiche norme di legge, che è spesso solo un pretesto per perseguire altri scopi.
Non a caso i Padri costituenti hanno fatto una scelta di grande restrizione rispetto alle proposte molto più ampie. Non a caso alcune delle grandi democrazie occidentali come la Germania non lo hanno messo in Costituzione, memori proprio dell’uso pretestuoso e non tecnico ma plebiscitario che ne può essere fatto e coscienti del fatto che per le scelte politiche vi sono in democrazia i momenti elettorali. Ancora di più: in Svizzera, la patria della democrazia diretta e del referendum (senza quorum di partecipazione), si assiste ad un uso ancora più distorto di questo pur nobile istituto, usato dai movimenti antisistema per imporre a tutti, pur con esigue minoranze di partecipazione, scelte incostituzionali e xenofobe (tipo l’espulsione senza processo degli immigrati irregolari o di coloro che “non pagano i contributi previdenziali”).
La prudenza nel caso di un voto genera solo confusione o incertezza,come se ce ne fosse bisogno!Se si vuole dare un giudizio bisogna darlo traendone conseguenze nella cabina o fuori dalla cabina .Lei forse è troppo giovane per ricordare il referendum contro l'aborto.La posizione dei cattolici fu ben chiara e anche purtroppo la prudenza della Democrazia Cristiana che infatti non ha pagato!
Il quorum al referendum è l'unico strumento che ci salva da una dittatura delle minoranze. Se non ci fosse, qualunque gruppo di opinione o di interesse, se ben organizzato e con alta capacità di mobilitazione, sarebbe in grado di impedire a una maggioranza parlamentare democraticamente eletta, di legiferare e compiere scelte importanti per il Paese. Già oggi lo strumento referendario è, a mio avviso, intrinsecamente squilibrato a favore di minoranze organizzate: esse sono in grado con 500.000 firme di imporre l'agenda politica a tutti gli altri e di monopolizzare lo spazio mediatico senza considerare il fatto che se a un referendum vota il 51% degli aventi diritto e di questi poco più del 50% vota "sì" ci troveremmo in una situazione in cui circa il 25%, cioè un quarto del corpo elettorale, abrogherebbe una legge votata dalla maggioranza del parlamento. Quindi qualunque tentativo di abolire il quorum è a mio avviso pericoloso e da respingere.
Quando fu scritta la costituzione non esistevano neanche la TV e le chiamate extraurbane telefoniche dirette. Meno che mai SMS e-mail internet. Inoltre minor popolazione e 21 anni la maggior età. Per avere 500.000 firme occorreva un "lavoro" di mobilitazione molto più complesso. Da alcuni anni 500.000 sono diventate "poche". Per raccoglierle il lavoro di sensibilizzazione nella società è diventato minore. Da cui innumerevoli referendum e quasi tutti senza quorum. Inoltre il giochetto voto=SI, NO= non voto fa si che in qualche modo il voto diventi palese, e ciò è in contrasto con i diritti del cittadino e di altri punti della stessa costituzione. Da cui l'idea di riforma costituzionale per alzare il numero di firme necessarie (almeno 1.693.512 !!) ed abolire il quorum.
Il referendum in Italia si è via via trasformato in una bufala: basti ricordare lo scandalo di quelli relativi all'abolizione della trattenuta obbligatoria in busta paga a favore dei sindacati o quello sull'abolizione del ministero dell'Agricoltura. Un istituto che non viene mai rispettato è inutile e dannoso, in particolare è scandaloso il costo per le finanze pubbliche specialmente in un momento di crisi come questo. Spero che il quorum non si raggiunga e che qualcuno abbia il coraggio di eliminare questa farsa dal nostro ordinamento.
Punto primo: il referendum è un momento di democrazia diretta, non se ne dovrebbe abusare, è uno strumento con evidenti limiti perché non basta abrogare, bisogna colmare l'eventuale vuoto legislativo con altre norme che tengano conto della volontà popolare. Punto secondo: ai quesiti per la gestione mista pubblico-privato dei servizi pubblici come l'acqua, i rifiuti ecc. voto no, perché solo un cambiamento potrà portare maggiore efficienza, ma le autorità dovranno vigilare sulle tariffe. Sul nucleare voto si, perché la soluzione per me è una politica energetica nazionale da inserire in una Europea e interanzionale volta allo sviluppo delle energie alternative e in particolare per arrivare alla fusione nucleare che è pulita ed ha una risorsa illimitata, l'acqua. Sul legittimo impedimento voto si perché i nostri politici, se sono davvero onesti di che cosa dovrebbero avere paura? l'uso politico delle inchieste dovrebbe essere regolato da una vera riforma della giustizia. Non so se si raggiungerà il quorum, probabilmente si, sull'onda emotiva, ma questo non vuol dire che le persone non riflettano sulla questione anche sapendo che i referendum non risolvono ma aprono nuovi problemi.
ho sempre avuto l'impressione non vaga che i referendum in generale siano uno strumento demagogico. In particolare la questione del nucleare mi pare non sia mai stata affrontata con realismo, nonostante siano almeno 40 anni che ne sento parlare (e alla facoltà di fisica che ho frequentato!), l'affronto ritorna ad essere sempre demagogico. con questo non voglio dire altro che quello che dico (scrivo). BC
Come spesso mi accade, non sono d'accordo col contenuto dell'articolo, e penso che i referendum siano un grande momento di democrazia reale. Penso che sulle grandi scelte, quelle che riguardano la vita e la salute di tutti, debba essere il popolo ad esprimersi e non una classe politica che sempre meno fa gli interessi degli elettori e del popolo che dovrebbe rappresentare. Questo lo pensano molti italiani, indipendentemente dalle parti politiche, e per questo mi aspetto che l'affluenza per questi prossimi sarà notevole.
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