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FISCO E FAMIGLIA/ Antonini: quoziente familiare, ora Roma può diventare un modello

giovedì 20 gennaio 2011

Tutto è iniziato con Parma. Poi è arrivata Roma, e ora l’introduzione di un quoziente familiare che aiuti i genitori con figli e nonni a carico approda anche in parlamento. Ieri il ministro Calderoli ha presentato la sua bozza di decreto sul federalismo fiscale, che ora passa all’esame delle commissioni di Camera e Senato. Un testo che, in alcune sue parti, riprende provvedimenti introdotti di recente nella capitale.

 

Luca Antonini è il presidente della commissione per l’attuazione del federalismo fiscale. Lo incontriamo all’Istituto Luigi Sturzo di Roma, a margine della presentazione del nuovo numero di “Atlantide” su «Federalismo fiscale e Big Society». Ci spiega che tra gli elementi centrali della riforma c’è proprio la volontà di favorire uno scambio di modelli innovativi tra città.

 

«È il sistema dei fabbisogni standard – dice il professore – che aiuterà a far circolare le “best practices” da una realtà locale all’altra». Fino ad ora lo Stato determina i livelli di spesa degli enti locali in base al passato: un sistema che non scova le inefficienze e anzi favorisce il ripetersi nel tempo degli sprechi. Ora l’obiettivo è incentivare le realtà meno virtuose ad imparare da chi spende in modo più efficiente le proprie risorse. Si vuole creare una competizione al rialzo tra i Comuni italiani: a chi spende meglio sarà data la possibilità di spendere di più, col fine di migliorare i servizi per i cittadini.

 

Nel caso del quoziente familiare è successo più o meno lo stesso.

 

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