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Roma

EDITORIALE/ Padrone-operaio, uno schema ancora buono?

La stampa rilancia un'immagine del mondo del lavoro conflittuale. Da una parte gli imprenditori, dall'altra gli operai. Come nel caso Fiat. MARCO MARTINELLI ci spiega che è un'immagine parziale

Gruppo di operai (foto: Imagoeconomica)Gruppo di operai (foto: Imagoeconomica)

Alcuni giorni fa, durante una visita presso una delle aziende associate alla Cdo, mi sono imbattuto in una situazione piuttosto singolare. Giunta l’ora di pranzo, dopo una chiacchierata , Augusto, il titolare,  imprenditore del settore della ceramica, mi ha chiesto se avessi preferito andare a mangiare in un ristorante della zona, piuttosto che seguire una loro tradizione: fermarmi a pranzo con lui ed i suoi dipendenti nella sala riunioni aziendale. Senza esitare ho optato per la seconda soluzione; meno ortodossa ma sicuramente più affascinante. Mi è stato spiegato che da anni i nostri amici pranzano assieme, godendo della prelibata cucina del direttore finanziario, Dante, che all’avvicinarsi della pausa pranzo sostituisce ai bilanci ed al budget i fornelli del cucinino e si mette a servizio degli altri in veste di chef. Prima dell’arrivo del piatto – cacio e pepe e ventresca - i sei impiegati/commensali si sono dati un gran da fare nel sistemare la sala riunioni e trasformarla in un’amabile sala da pranzo.


Premetto che non mi capita spesso un’accoglienza del genere durante visite di lavoro, ma al di là degli aspetti culinari il fatto che mi ha offerto uno spunto di riflessione è stato veder trattare il luogo di lavoro come la propria casa, ed i colleghi tra di loro relazionarsi con una evidente familiarità. Mentre gustavo il pasto non ho potuto non chiedere ad Augusto ed ai suoi ragazzi, come percepissero le notizie che di questi tempi in tv – sull’ondata del caso Fiat – ci parlano di lotte sindacali, scontri tra datori di lavoro e dipendenti, ingiustizie sociali e via discorrendo. La risposta è stata tanto semplice quanto disarmante: «Beh, non è ciò che viviamo noi, riguarderà qualcun altro. La nostra esperienza è diversa».


Probabilmente riguarderà qualcun altro, ma in quante piccole e medie imprese italiane possiamo essere messi di fronte a spettacoli di questo genere? Magari non al punto di perpetrare tradizioni di pranzi assieme come quello al quale sono stato invitato, ma in quante aziende italiane, in quante aziende romane e laziali – per citare il nostro caso – ci troviamo di fronte ad imprenditori che vivono la realtà aziendale percependo l’assoluta unità con i propri dipendenti? Non si creda che si tratti di casi così isolati, magari semplice appannaggio delle aziende “familiari”, da cui magari più facilmente ci si potrebbero aspettare atteggiamenti collaborativi tra soggetti legati da vincolo di parentela.



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