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Roma

EDITORIALE/ Il Banco e quel desiderio del cuore che basta ascoltare

RENATO FARINA racconta la sua giornata da volontario del Banco farmaceutico. Tanta solidarietà ma anche qualcuno che rifiuta il gesto di carità. Che però poi si pente e torna indietro.

Un momento della Giornata di raccolta del farmacoUn momento della Giornata di raccolta del farmaco

È bello indossare la casacca di plastica, spero biodegradabile, con scritto Banco Farmaceutico, mettersi davanti al manifesto con la “faccia facciosa” di Paolo Cevoli che reclamizza quest'opera di carità e semplicemente tendere la mano, spiegando un poco. Ma bastano cinque secondi: tutti capiscono tutto. Si tratta di acquistare alcune medicine che magari la Asl non passa, saltando burocrazie e carenze di denari dell'amministrazione pubblica, e fidarsi. Fidarsi di chi ti dice: ehi, abbiamo l'elenco dei prodotti farmaceutici richiesti specificamente da medici, da enti che non sanno come fare altrimenti. Fidarsi anche del proprio gesto, accettare umilmente di essere utili con 7 euro, 9 euro.

La giornata della raccolta del farmaco ho avuto la grazia di viverla insieme a due ragazze, Stefania ed Ilaria, alla farmacia del Quirinale di Roma. La destinazione dei medicinali era assai particolare. Era per la Caritas impegnata a Regina Coeli. L'infermeria del carcere aveva fatto sapere di quali prodotti maggiormente necessitano i detenuti, i quali spesso non hanno nessuno che li sostenga, e certe pomate non si riesce proprio a fornirle.

Le ragazze che stavano con me sostengono i carcerati con attività di “sportello”: aiutano – se ho compreso bene – a compilare questionari che consentiranno a chi si trova nelle condizioni di legge di poter scontare la detenzione in case-famiglia.

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