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IMPRESE/ Baccini: uscire dalla crisi? Credito più facile ai piccoli intraprendenti

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Mario Baccini (Imagoeconomica)  Mario Baccini (Imagoeconomica)

Quindi le leggi per il microcredito ci sono?

 

«La legislazione c’è e c’è stata: il nostro Comitato è nato per volontà del parlamento e dei governi che si sono succeduti, per segnare una “via italiana” al microcredito e fare in modo che i vari soggetti che operano nel settore siano in grado di costituire “massa critica”. Siamo nati per promuovere, aiutare e mettere a sistema tutte le iniziative che già operano nell’ambito del microcredito.

 

«Nel 2010 la disoccupazione nel nostro paese ha raggiunto il livello record dell’8,6%. In controtendenza noi siamo riusciti a dare vita ad oltre centomila micro-aziende, in particolare nel settore dell’agricoltura e dell’autoimpiego».

 

Quindi il microcredito può essere una risposta alla crisi?

 

«Penso che sia una delle poche risposte esistenti. La crisi richiede il rafforzamento delle politiche per rilanciare l’economia nazionale. E quindi misure che si rifacciano a solidi modelli di riferimento, connessi alla vita reale. Da questo punto di vista, a mio parere, bisogna appoggiare in modo deciso e convinto il passaggio ad una economia sociale di mercato».

 

Dati recentissimi mostrano che nel Lazio le piccole imprese stanno faticando molto ad uscire dalla crisi…

 

«Le piccole imprese, nel Lazio come altrove, sono in una crisi reale. Il credito è difficile da ottenere. C’è una situazione di strangolamento burocratico, non solo per farle nascere ma soprattutto per sopravvivere. Un’impresa di non più di tre addetti o un’impresa familiare fanno fatica a stare dietro a tutte le norme che esistono oggi nel nostro paese, sia dal punto di vista fiscale che di contabilità. Il governo, su nostra proposta, sta adottando provvedimenti di semplificazione amministrativa per la nascita di nuove imprese, ad esempio con l’introduzione del silenzio-assenso. Questo può consentire la ripresa della nostra economia a partire da quelle fasce che senza il microcredito non avrebbero speranza. E nella regione Lazio, con l’assessore al Bilancio Cetica, stiamo già lavorando su questi temi».

 

La settimana scorsa Luigi Abete ha detto che la ripresa nel Lazio è frenata anche dalla piccola dimensione delle imprese. Ma dalle sue parole emerge un quadro in cui senza la piccola impresa l’economia non riparte.

 

«Partiamo da un dato: le micro-imprese in Italia rappresentano più del 94% di tutte le imprese e occupano il 48% del totale dei lavoratori. Di certo è vero che nella nostra regione c’è bisogno anche della nascita di nuove grandi imprese, ma è un problema che riguarda più le strategie degli industriali stessi che non le politiche del governo regionale. Le due cose comunque non si escludono a vicenda. Ma ringraziando Dio ci sono le micro e le piccole imprese a sostenere l’economia regionale: se stessimo ad aspettare le grandi imprese, faremmo in tempo a morire tutti di fame… Facciamo le grandi imprese, ma senza rinunciare a quelle piccole. Anche il Santo Padre, nell’enciclica Caritas in Veritate, ha citato la microfinanza come strumento fondamentale di crescita e di sviluppo umano, anche nei paesi avanzati».

 

(Lorenzo Biondi)



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