BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Salute & benessere

MEETING SALUTE/ Paolo Martelletti: servono ospedali domiciliari, sono troppi i ricoveri inutili

Continua il percorso di avvicinamento al Meeting Salute 2018. In questa seconda puntata abbiamo intervistato Paolo Martelletti, professore di Medicina Interna

Paolo Martelletti, LapressePaolo Martelletti, Lapresse

Continua il percorso di avvicinamento al Meeting Salute 2018. Dopo le ottime prospettive emerse dalla prima edizione, andata in scena lo scorso anno, c’è molta attesa per quello che potrebbe essere l’appuntamento decisivo per il settore sanità nell’estate 2018. Durante la kermesse di Rimini saranno tanti i temi da affrontare in materia di salute pubblica. L’occasione del Meeting Salute sarà la condivisione delle varie esperienze. Attraverso il confronto e l’ascolto si mira a una maggiore consapevolezza non solo delle problematiche, ma anche delle possibili soluzioni da ricercare. Per approfondire quale potrebbe essere il lavoro dei vari professori e dirigenti che prenderanno parte al Meeting Salute, Ilsussidiario.net ha scelto di intervistare  Martelletti, professore di Medicina Interna presso l’Università Sapienza di Roma.

Buongiorno, questo per lei sarà il primo anno al Meeting Salute. Quali saranno le tematiche che affronterà?

Sicuramente uno dei temi più importanti da trattare, oggi, riguardo alle priorità di salute pubblica, è l’aumento della considerazione dei pazienti con multi-morbidità che hanno accesso con una parziale difficoltà alle aree di lungo degenza. In un contesto più generale direi che bisogna tenere in considerazione che la popolazione europea e italiana sta aumentando progressivamente. Avremo malattie croniche degenerative sempre più importanti e bisognerà essere accorti nel programmare percorsi esistenziali a diversi livelli d’intensità di cura.

Ovvero?

L’area di maggior intensità di cura è quella che riguarda i casi di emergenza mentre a un livello d’intensità media abbiamo un’area che può essere definita come medicina d’urgenza. Tuttavia la stragrande maggioranza di pazienti con malattie croniche degenerative vive in situazioni complesse e richiede una gestione più rapida. La disabilità personale di quest’ultimi deve essere tempestivamente gestita da strutture di ricovero.

In che modo?

Una possibilità è quella di sfruttare al meglio le risorse che offre la telematica, stesso discorso per le strutture sociali. E’ necessario potenziare fortemente la ricezione sia nelle strutture convenzionate sia nelle abitazioni. Occorrono piccole unità di ospedali domiciliari dove al paziente possa essere garantito un servizio che andrebbe anche ad allievare le difficoltà dei famigliari.

Cosa ci può anticipare del tema che affronterà?

Ci sono tante malattie croniche che non necessitano di ricovero: esempio il dolore cronico nelle patologie autoimmunitarie o anche le cefalee croniche che in questo momento non trovano una filiera assistenziale.

Cioè?

Il paziente con questo tipo di problemi oggi riceve (quasi sempre) il primo input dalla diagnosi e poi l’indicazione della terapia. Stop. Non si tiene conto però che tutto il dolore cronico necessita di un team multidisciplinare che se ne occupi: serve dare delle indicazioni e rimandare sul territorio il paziente. Occorre alleggerire l’ingresso negli ospedali: ci sono troppi ricoveri inappropriati, che pesano nell’economia del settore. Tanti ricoveri andrebbero gestiti in maniera diversa e su questo in Italia siamo ancora indietro.

Problema economico oppure organizzativo?

Guardi, se le cose si vogliono fare, si possono fare. L’esempio della Regione Lazio è significativo in tal senso. Di recente essa ha avuto un’ottima riorganizzazione che ha limitato gli squilibri economici. Occorre riorganizzare alcune strutture che devono essere dedicate alla continuità assistenziale di questi pazienti.

Per quanto riguarda le risorse umane?

Altro problema non di poco conto. Attualmente manca un piano d’assunzioni e di rinnovamento delle risorse umane. La maggior parte dei medici che lavora in ospedale è gente prossima alla pensione. Tra non poco avremo buchi assistenziali paurosi, ora coperti dagli specializzandi, dai precari, ma in futuro? Insomma, se si vuole qualità si deve investire sulle risorse umane. Nell’ultimo periodo stiamo disperdendo un patrimonio culturale immenso. Tante nostre eccellenze che si sono formate in Italia stanno emigrando: se si mandano via i dirigenti del futuro, chi dirigerà questo paese?

Che ne pensa del Meeting Salute?

Il Meeting Salute è a mio avviso la costola d’Adamo che tra pochi anni rischia di diventare un Adamo più grande dell’Adamo stesso. Questo perché l’interesse verso una salute di qualità cresce e le problematiche di questo settore sono ancora molte. C’è già un interesse straordinario verso questo evento. La cosa che più mi affascina del Meeting Salute è vedere circolare all’interno di aree free e culturalmente aggredibili così tante persone.

Come può una occasione del genere sensibilizzare i visitatori?

Non penso al Meeting Salute come un think thank, ma piuttosto a un action thank. Non ha senso delimitare la nostra azione ai giorni dell’evento: le idee non mancheranno ma la sfida sarà poi farle diventare azioni. Occorrerà un’unione di interessi che costruisca degli obiettivi comuni.

 

(Francesco Davide Zaza)

© Riproduzione Riservata.