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Quando l'indescrivibile complessità del mondo viene “messa in mostra”

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Anche al Festival della Scienza di Genova ha fatto la sua comparsa la “complessità”. La mostra interattiva “Semplice e Complesso” (Festival in Liguria a Villa Ormond – Sanremo, dal 23 ottobre al 4 novembre) ne è solo l’aspetto più evidente. In molte altre conferenze, dibattiti e manifestazioni questo tema ha fatto capolino o è entrato di peso in maniera più o meno esplicita. D’altra parte, la complessità, e il concetto collegato di “organizzazione”, è una delle principali conquiste concettuali della fine del XX secolo. Nella seconda metà del secolo scorso, infatti, sono avvenute due “rivoluzioni” scientifiche che hanno modificato nella sostanza l’immagine del mondo offerta dalla scienza e della cui portata solo adesso cominciamo a renderci conto. Esse vanno sotto i nomi di “Scienze della Complessità” e “Teoria generale dei sistemi”.

Che il mondo che ci circonda fosse “complesso” è sempre stato presente nella filosofia/scienza da Talete ai giorni nostri. La scommessa della scienza era, ed in buona parte è ancora, di trovare (e quindi dimostrare/mostrare) che tale complessità era solamente apparente e che, in realtà, esisteva nel profondo (in senso sia fisico sia figurato) un “semplice” a cui aggrapparsi per sbrogliare la complessa matassa delle apparenze empiriche. Tale impostazione ha assunto il nome di “paradigma della semplicità” ed è la visione storica che si contrappone a questa della complessità.

Che cosa si debba intendere per complessità è molto dibattuto anche in ambito “tecnico” e le definizioni abbondano. Le molteplici definizioni di “complesso” sono dovute al fatto che per studiare questo argomento si è partiti dal “concreto”, dagli esempi reali come gli organismi viventi, importantissimi ma pur sempre specifici, mancando a lungo un’analisi generale. Solo in un secondo momento, e principalmente con Morin, tale analisi generale è stata tentata per arrivare alla conclusione che la complessità è dovunque. Spesso tale concetto viene confuso con quello di “complicato”, ma la differenza tra questi due concetti è grande. Mentre una cosa “complicata” è analizzabile in dettaglio, seppure con grande sforzo, una cosa “complessa” è intrinsecamente non riducibile completamente ad un’analisi per parti. Nessuno nega l’importanza del metodo d’analisi che decomponendo un oggetto nei suoi costituenti ci permette di capire come è fatto e come funziona. Quello che è venuto in evidenza anche in ambito scientifico è che così facendo si perde qualcosa, si perde l’unitarietà dell’oggetto. Un uomo è sia fatto di testa, corpo, braccia e altri “componenti”, ma ci sono dei momenti in cui va considerato nella sua totalità, nella sua “umanità”. Per avere, quindi, una descrizione equilibrata della realtà, insieme e in maniera complementare al metodo analitico, deve trovare posto un metodo olistico che evidenzi le caratteristiche globali di ogni realtà.

Come abbiamo detto, collegato al concetto di complessità possiamo trovare il concetto di organizzazione, con la conseguente definizione di sistema. Di recente il sottoscritto ha pubblicato, per la FrancoAngeli, il libro intitolato Complesso e organizzato, mettendo appunto assieme questi due concetti. Sebbene il concetto di organizzazione e quello di sistema siano abbastanza chiari e, per molti aspetti, intuitivi vogliamo qui dare una loro caratterizzazione. È chiamato sistema strutturato/organizzato (o più semplicemente sistema) un’entità nuova che si ottiene mettendo insieme dei componenti in un’interrelazione temporalmente stabile. Per parafrasare Morin, ogni interrelazione dotata di una certa stabilità o regolarità assume carattere organizzazionale e produce un sistema. Forse qualche esempio concreto di sistema può, a questo punto, essere utile, e scegliamone due di ambito scientifico per restare vicino al Festival di Genova, quello della molecola (scienze naturali) e quello della società (scienze umane). La molecola è ottenuta mettendo insieme dei componenti (atomi), non è quindi un aggregato qualsiasi di atomi, ma è talmente un’entità nuova che la si identifica con un suo nome. Questa nuova entità ha sue proprietà molecolari, non riducibili a quelle atomiche, e diviene soggetto di spiegazione per alcune caratteristiche sia del mondo microscopico sia di quello macroscopico, nella scala dei tempi in cui sopravvive come entità. Anche la società è formata da individui, ma li “trascende” creando sue organizzazioni (istituzioni) che pur essendo fatte dagli uomini e per gli uomini hanno una loro storia e una loro dinamica.

I concetti di complessità e organizzazione sono applicabili a tutte le discipline scientifiche, quelle naturali e quelle sociali e possono, quindi, rappresentare un utile collante per la scienza tutta. Nel mio libro già citato ho trattato, per esempio, questi concetti in fisica, chimica, biologia per poi proseguire con la medicina, l’ecologia, le neuroscienze per arrivare all’economia e alla politica. Inoltre questi concetti generali ci consentono di trattare anche il rapporto tra la scienza e le altre attività umane, come l’arte. L’attualità di questi collegamenti è anche essa evidente al Festival di Genova in conferenze come “Chimica tra storia e letteratura” (29 ottobre). Infine, questi concetti ci consentono di rileggere in chiave “moderna” antiche dicotomie: inanimato-animato, animale-uomo, permettendo di evidenziare sia quello che accomuna questi ambiti diversi sia quello che li differenzia.



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