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CNR/ Trincardi: l'allarme oceani c'è, e gli arcipelaghi sono in pericolo. Le Maldive? Potrebbero diventare un ricordo...

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In modo ricorrente si diffonde l'allarme per l'innalzamento del livello degli Oceani: recentemente è stata la volta delle Maldive, minacciate di scomparsa in tempi non proprio lontani. La causa, ovviamente, è il solito riscaldamento globale e questo, altrettanto ovviamente, è da attribuirsi essenzialmente all'azione dell'uomo e ai gas serra immessi in atmosfera a seguito delle varie attività. Ma è proprio così? Vale la pena sentire il parere di chi lavora quotidianamenrte su questi temi, come Fabio Trincardi, neo direttore dell'Istituto di Geologia Marina del CNR.

 

Professor Trincardi, quando si parla di innalzamento del livello degli Oceani, a quale periodo bisogna riferirsi per avere dati significativi? Sono giustificati gli allarmi?

Le variazioni del livello del mare avvengono su varie scale temporali. La scala temporale più rilevante abbraccia gli ultimi 18000 anni, cioè l’intervallo di tempo durante il quale la Terra è passata da una glaciazione all’attuale periodo interglaciale; questo processo di riscaldamento, dovuto a fattori naturali, ha comportato lo scioglimento di tutte le calotte di ghiaccio che occupavano le terre alle alte latitudini dell’emisfero Nord (Canada, Groenlandia, Scandinavia, Mare di Barens) e un innalzamento del livello dei mari nell’ordine di 120-130m in tutto il globo. E’ importante ricordare che questa transizione è stata discontinua con fasi di innalzamento rapidissime (fino a 1cm anno) e periodi di stasi. Per la nostra società (che si è sviluppata in un tempo infinitesimo rispetto all’evoluzione del Pianeta e del sistema climatico) sono rilevanti anche variazioni su scale di tempo più brevi (decenni o secoli). Gli allarmi (non l’allarmismo e il sensazionalismo) sono giustificati perché l’eventuale destabilizzazione delle calotte di ghiaccio può portare non solo all’innalzamento ulteriore del livello dei mari ma anche ad un’anomala distribuzione della salinità delle acque oceaniche con conseguenti variazioni nella circolazione globale e, conseguentemente, ad una variazione del clima. Fenomeni del genere sono ben documentati nel recente passato geologico e hanno comportato transizioni repentine tra stati diversi del sistema di circolazione degli oceani. La componente di innalzamento del livello del mare causata dall’espansione termica è ben misurata a partire dagli anni ’50. Dal 1955 al 2003, ad esempio, questa componente è stata molto rilevante (nell’ordine dei 2-3cm in 50 anni). E’ tuttora difficile fare serie previsioni ma è bene sforzarsi di costruire e analizzare i possibili scenari che abbiamo di fronte. E’ evidente a tutti, ad esempio, che la maggior parte delle aree a costa bassa del Pianeta è soggetta ad aumentata erosione e progressivo ritiro nel corso degli ultimi decenni e probabilmente dell’immediato futuro.

 

Ha senso parlare genericamente di "livello degli Oceani" o bisogna distinguere tra Oceano e Oceano?

In generale ha certamente senso riferirsi ad un “livello degli Oceani”, soprattutto se si analizzano variazioni di decine di metri in migliaia di anni (come quelle legate all’innalzamento di livello indotto dalla fine della glaciazione). In dettaglio, invece, il sistema è molto più complesso. Infatti, Il geoide è una superficie normale in ogni punto alla direzione della forza di gravità. Questa è la superficie che meglio descrive la superficie media degli oceani a meno dell'influenza di maree, correnti ed effetti meteorologici che avvengono su scale di ore o decine di ore. Il geoide è definibile come la superficie equipotenziale (in cui, cioè, il potenziale gravitazionale ha valore uguale) che presenta i minimi scostamenti dal livello medio del mare. L'andamento generale del geoide riflette, in ogni punto della superficie terrestre, la direzione della forza di gravità, la quale a sua volta dipende dalla densità che la Terra assume in ogni punto. Le masse d’acqua degli oceani si distribuiscono anche in funzione della densità delle masse rocciose che costituiscono il sottofondo dei bacini oceanici. Questo fa si che il livello globale del mare presenti una sorta di colline e avvallamenti a grande scala. Gli oceani sono comunque tutti collegati tra loro e le tendenze all’innalzamento del livello marino sono generalizzate.

 

Con quali metodi e strumenti si misura il livello oceanico?

Dipende dall’intervallo di tempo esaminato. Oggi si misura il livello del mare con rilevazioni geodetiche e da satellite. La precisione delle misure è molto elevata e quando si dice che il livello medio di è alzato di 2-3cm negli ultimi 50 anni la misura è molto affidabile. Le variazioni del livello marino nel passato si misurano con metodi indiretti. Ce ne sono molti e hanno vantaggi e svantaggi diversi. Si può cercare di ricostruire la presenza di spiagge oggi sommerse formate durante epoche in cui il livello marino era più basso; alcuni materiali associati a queste spiagge (gusci di molluschi, sedimenti torbosi, vegetazione) possono essere datate con il metodo del radiocarbonio e da qui si può stimare la velocità con cui il mare si è innalzato da una posizione alla successiva. Un metodo completamente diverso consiste nello studiare la composizione isotopica dei gusci di organismi che vivono in profondità (al riparo da piccole variazioni di temperatura delle acque superficiali); il carbonato di questi gusci è arricchito di nell’isotopo leggero dell’ossigeno (O16) quando poca acqua è trattenuta nei ghiacci e il livello marino è alto; al contrario, durante i periodi glaciali l’ossigeno leggero si concentra nelle calotte polari lasciando l’isotopo pesante (O18) nelle acque dei bacini oceanici. Un’analisi accurata dei gusci di organismi all’interno di sedimenti che vanno indietro nel tempo permette di stimare come è variato il livello del mare.

 

Quali fattori possono aver influenzato, o potranno influenzare, le variazioni del livello oceanico?

Su scale di tempo lunghissime (decine o centinaia di milioni di anni) un fattore importante è l’apertura degli oceani e la deriva delle masse continentali. Questi processi cambiano la forma del “recipiente” e di conseguenza la stessa quantità di acqua si distribuisce su un livello più alto o più basso. Oggi il livello degli oceani si sta alzando per due ragioni principali: il riscaldamento delle acque che porta ad un aumento di volume delle stesse (espansione termica) e la parziale fusione delle residue calotte polari in Antartide e in Groenlandia (che insieme trattengono ancora 32 milioni di km³ di acqua). Groenlandia e Antartide Occidentale costituiscono la parte più piccola (circa 6 milioni di km³) ma meno stabile della criosfera e il loro scioglimento potrebbe portare ad un ulteriore innalzamento del livello marino fino a 5-6m. Lo scioglimento dei ghiacciai “temperati” cioè localizzati alle medie latitudini in aree montuose, pur drammaticamente evidente, non è rilevante in termini di innalzamento globale del livello degli oceani.

 

Si possono fare stime circa la situazione futura?

Lo studio del recente passato geologico (e della transizione dall’ultima glaciazione ad oggi) permette di comprendere l’alternarsi di “salti bruschi” e fasi di stabilità o variazione lenta del livello marino. Questa comprensione può aiutare a formulare scenari più credibili per il futuro prossimo. A ciò si aggiunge la possibilità di stimare il tasso di aumento dei gas serra dispersi in atmosfera, il conseguente aumento di temperatura globale e quindi, indirettamente, le possibili ripercussioni di questo sul livello dei mari.

 

E per i mari? Ci sono problemi per i nostri mari mediterranei?

Mari e oceani sono collegati. L’innalzamento è comune e contemporaneo e colpisce ugualmente i mari semichiusi come il Mediterraneo. Solo i mari veramente chiusi (Morto, Caspio, Aral) seguono variazioni di livello del tutto indipendenti (e negli ultimi decenni sono stati colpiti da catastrofiche tendenze all’abbassamento (diversione di immissari, cattura di acque per scopi agricoli o industriali).

 

Le Maldive sono davvero in pericolo, come hanno scritto i giornali ancora qualche giorno fa?

Assolutamente si; tra l’altro, molti arcipelaghi del Pacifico soprattutto in Asia e Oceania rappresentano Stati sovrani e la loro sommersione può portare ad un nuovo tipo di profughi che dovranno trovare posti in altri Paesi.



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