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FRONTIERE/ Le nanotecnologie aprono la strada ai biomateriali: una rivoluzione che presto sarà quotidianità

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In gennaio l’Unione Europea tornerà a discutere di regole e di sicurezza relative al crescente sviluppo delle nanotecnologie, dopo che nel giugno scorso la Commissione europea aveva pubblicato una comunicazione, nota come “Regulatory Aspects of Nanomaterials”, nella quale venivano affrontati tutti gli aspetti normativi in tema di nanotech e venivano descritti gli elementi legislativi rilevanti; un documento secondo il quale l'attuale legislazione copre in larga parte i rischi associati ai nanomateriali, anche se non si escludono problemi che potranno intervenire in base a nuovi dati, ad esempio per quanto riguarda le soglie massime indicate in alcuni testi normativi.

 

E proprio su questi temi si è svolta all’inizio di dicembre la II Conferenza del Programma delle Nanotecnologie per l’industria Chimica (P.N.I.C.) promossa da Federchimica per sostenere lo sviluppo del settore in Italia. L’iniziativa ha visto la collaborazione dell’Associazione degli Industriali della chimica e di gruppi li lavoro sulla Nanotecnologie chimiche costituiti dall’Associazione di Ingegneria Chimica (Aidic) e dalla Società Chimica Italiana (Sci).

 

Il primo dei due giorni della Conferenza è stato dedicato allo stato di avanzamento del Programma, con specifici richiami agli aspetti che riguardano gli impatti sulla salute umana dei nanomateriali, le iniziative regionali o locali per la realizzazione di consorzi di ricerca e sviluppo ed infine l’interesse di società di venture capital di investire in un settore emergente quale la produzione di nanomateriali. Una particolare attenzione è stata dedicata al modo migliore per valutare gli effetti dei nanomateriali prodotti sull’uomo e sulle specie animali facendo ricorso ad analisi rigorose, in sintonia con le norme dell’iniziativa Reach promossa dall’Unione Europea, per garantire che un nanomateriale sia immesso sul mercato solo dopo averne previste le conseguenze.

 

Nel secondo giorno si è svolto il workshop “Nanomaterials Production and Industrial Applications”, organizzato da Aidic e Sci, con la presenza di oltre 100 partecipanti e con la presentazione di circa 60 lavori scientifici. Il convegno ha mostrato un grande e vasto impegno dei ricercatori in campo chimico nel settore dei nanomateriali e una vasta gamma di temi affrontati in campo industriale, energetico e della scienza della salute. Sono state presentate tecniche di produzione di nanomateriali relative ad applicazioni mature, quali l’aumento di resistenza superficiale di componenti del settore aeronautico ed l’integrazione di nanoparticelle in matrici polimeriche per la realizzazione dei cosiddetti materiali ibridi con applicazioni nella produzione di biosensori e di diodi che emettono la luce.

 

Una delle ricerche presentate ha riguardato un processo per la produzione di nanotubi di carbonio e idrogeno dalla pirolisi di idrocarburi leggeri, cosa che unisce la possibilità di produrre idrogeno in assenze di ossidi di carbonio da smaltire, bensì in presenza di un materiale, nanotubi di carbonio, ad alto valore aggiunto. Si è mostrata la possibilità di disinquinamento di reflui ad elevato contenuto di composti organici mediante l’uso di nanoparticelle di titanio che sottoposte a radiazioni ultraviolette catalizzano la decomposizione dei composti organici stessi.

 

Una delle sessioni di maggiore interesse è stata quella sulla produzione di biomateriali. La possibilità di produrre polimeri di dimensioni inferiore ai 200 nanometri (miliardesimi di metro) consente di realizzare dei carrier che superano la barriera cellulare e rilasciano all’interno delle cellule il farmaco richiesto. Nel settore dei biomateriali non sono mancati i contributi industriali. Come quello di Colorobbia, che sta mettendo a punto nanoparticelle magnetiche che possono essere trasportate sino alle cellule malate e convertire le radiazione elettromagnetiche in effetti termici che concorrono a distruggere le cellule malate. Oppure quello di Mavi Sud, che ha presentato l’utilizzazione di un nuovo materiale di origine naturale, le nanofibrille di chitina ottenute dai gusci dei crostacei, che hanno proprietà antiallergiche ed antisettiche. Questo materiale ha molteplici applicazioni, in particolare se additivato ai tessuti fornisce funzionalità antibatteriche.

 

In definitiva possiamo dire che un sempre maggior uso dei nanomateriali anche nella pratica quotidiana di ciascuno di noi non è la meta di un futuro lontano ma è già realtà o sta per diventarla.

 

 

(Angelo Chianese, Ordinario di Impianti Chimici, Università di Roma La Sapienza)



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