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DIGNITAS PERSONAE/ Le ragioni per cui la scienza non può opporsi all’Istruzione della Chiesa

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Nella Dignitas Personae si cerca di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni essere umano dalle prime fasi della sua esistenza e di esplicitare i requisiti di protezione e rispetto che il riconoscimento di tale dignità esige.

 

Questa Istruzione si spiega per due ragioni: le scoperte scientifiche sulle nuove tecnologie che riguardano la vita umana e la mancanza di un’informazione veriteria della sua trascendenza, sia rispetto ai risultati tecnici reali sia a rispetto agli aspetti etici.

 

Quanto al contenuto, il documento è un trattato di bioetica dalla prospettiva della morale cristiana, che cerca di dare un orientamento e una corretta interpretazione dei temi che comportano un’azione a favore o contro la vita umana. Si tratta di mettere in risalto l’esattezza e la comprensione dei temi trattati e la perfetta conoscenza delle scoperte scientifiche e tecniche nel campo della biologia, della biotecnologia e delle applicazioni biomediche rispetto alla vita umana.

 

Quanto alla forma, il documento tratta in modo ordinato e comprensivo tutti gli aspetti pertinenti alle prospettive che offrono queste aree scientifiche in tre grandi sezioni: il concepimento dell’essere umano dal punto di vista antropologico, teologico ed etico; i nuovi problemi relativi alla procreazione; le nuove proposte terapeutiche che implicano la manipolazione di embrioni o del patrimonio genetico umano.

 

Le scoperte scientifiche nel campo della genetica, della biologia cellulare, dell’embriologia, della genetica dello sviluppo e della genomica non lasciano dubbi sul fatto che l’inizio della vita umana avviene nel momento del concepimento. Ciò è avvallato dai dati della genetica (il momento in cui si costituisce la singola identità genetica), della biologia cellulare (gli esseri pluricellulari mantengono in tutte le cellule una copia della stessa informazione genetica dello zigoto), l’embriologia (lo sviluppo avviene senza soluzione di continuità), della genetica dello sviluppo (lo sviluppo obbedisce a un programma di attività genetiche stabilito al momento della fecondazione e che si sviluppa nello spazio e nel tempo) e della genomica funzionale (il genoma è il grande centro coordinatore dello sviluppo di ogni essere vivente. Il genoma individuale, costituito nel momento della fecondazione, ci accompagna durante tutta la vita e da esso dipende l’ontogenia).

 

La Dignitas Personae prende in considerazione questi progressi ed è in linea con le scoperte scientifiche recenti sull’inizio della vita umana, che d’altra parte confermano i tradizionali punti di vista della Chiesa. Essendo concorde con questi progressi non c’è nessuno scontro o contraddizione tra scienza e religione in materia di inizio della vita umana.

 

Non ci sono salti qualitativi nella costituzione genetica, né pertanto nella condizione umana, dal momento della fecondazione fino alla morte. L’embrione è la prima tappa della vita umana che merita di essere qualificato come essere umano e l’essere umano è immutabile nella sua identità genetica lungo l’arco della sua vita. Per questo, dal punto di visto della biologia, non ci sono argomenti per mettere in discussione il fatto che la vita umana ha la stessa intensità in tutte le sue tappe e, coerentemente con questo dato della scienza, il documento pone la domanda: come un individuo umano potrebbe non essere una persona umana?

 

La conclusione logica è che l’essere umano deve essere rispettato e trattato con la dignità propria della persona dall’istante del suo concepimento e, per questo, a partire da quel momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, principalmente il diritto inviolabile alla vita di ogni essere umano innocente. La Chiesa “scommette” giustamente sulla protezione della vita umana dal concepimento alla morte naturale.

 

Un principio fondamentale della Chiesa è che la fede non solo accoglie e rispetta ciò che è umano, ma lo purifica anche, lo eleva e lo perfeziona. In questo senso, il documento sottolinea la dignità speciale della vita umana, che possiede una vocazione eterna, e il riconoscimento del suo carattere sacro. È a a partire dal legame delle dimensioni umana e divina che meglio si capisce il perché del valore inviolabile dell’uomo. Un valore che si deve applicare indistintamente a tutti; solo per il fatto di esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Perciò, nel documento si afferma che sono da eliminare i criteri di discriminazione della dignità umana basati sullo sviluppo biologico, psichico, culturale o sullo stato di salute degli individui.

 

Di fronte alle scoperte delle tecnologie relative alla riproduzione, per ciò che concerne la fecondazione artificiale e la procreazione assistita e tutte le loro derivazioni, la Chiesa ricorda che il valore etico della scienza biomedica si misura con riferimento tanto al rispetto incondizionato dovuto a ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, quanto alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita.

 

Per questo si sottolinea che l’origine della vita umana ha il proprio autentico senso naturale nel matrimonio e nella famiglia, come frutto di un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna, e si afferma che una procreazione realmente responsabile verso il nascituro è frutto del matrimonio. In questo senso va inteso il rifiuto di tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e omologa che sostituiscono l’atto coniugale. In tali casi si concepisce il figlio come un prodotto della tecnologia. Tuttavia si ritengono ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità, così come tutti gli interventi che hanno la finalità di eliminare gli ostacoli che impediscono la fertilità naturale.

 

La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di avere un figlio e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti dal problema dell’infertilità. Con il fine di curare i problemi d’infertilità e soddisfare i desideri di avere un figlio, la Dignitas Personae promuove l’adozione e le ricerche destinate alla prevenzione della sterilità.

 

Coerentemente con le scoperte della biologia, il documento sostiene che l’embrione non è un semplice agglomerato di cellule, ma una vita umana nelle sue prime fasi di sviluppo. In questo senso risulta una contraddizione affermare scientificamente che le tecniche di fecondazione in vitro possono essere accettate perché esiste il presupposto che l’embrione non merita pieno rispetto in confronto a un desiderio che va soddisfatto.

 

In questo senso, il Magistero della Chiesa condanna l’uso puramente strumentale degli embrioni e considera contrario all’etica la crio-conservazione degli embrioni, il loro utilizzo ai fini di ricerca e la loro distruzione per l’estrazione delle cellule embrionali madre. La cosa certa è che il processo di congelamento è traumatico per gli embrioni, con un rischio di morte intorno al 30%. Questa tecnologia presuppone l’abbandono a un destino incerto delle vite cosi prodotte, essendo molto probabile la loro morte.

Sebbene non si sia arrivati a un registro degli embrioni congelati, nonostante si tratti di un obbligo stabilito dalla legge, si stima che solamente in Spagna, dacché è stata data l’autorizzazione all’uso di queste tecniche, siano congelati oltre 200.000 embrioni.

 

Nel documento si evidenzia la mancanza di soluzioni per le migliaia di embrioni congelati, prodotti nei centri di riproduzione assista, per i quali non esiste una via d’uscita moralmente lecita. Per questo viene fatto un richiamo alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico, in particolare ai medici, perché si arresti la produzione di embrioni umani.

 

Coerentemente con il senso della vita umana, il Magistero della Chiesa considera contrari all’etica altri metodi di manipolazione della vita umana o della procreazione, come il congelamento degli ovuli, i metodi contraccettivi destinati a evitare l’impianto degli embrioni, l’impianto di più embrioni, la riduzione degli embrioni, la loro selezione conseguente alla diagnosi genetica pre-impianto, la clonazione riproduttiva e quella cosiddetta “terapeutica”, così come il trasferimento di nuclei umani in ovociti di animali.

 

Il documento riflette una situazione reale di diminuzione dell’autentico significato della vita umana, in particolare degli embrioni prodotti con fecondazione in vitro (Fiv). La riduzione degli embrioni è una pratica abortiva che consiste nel ridurre a due, e in alcune circostanze a uno, gli embrioni che in numero superiore vengono impiantati nell’utero, al fine di garantire il buon sviluppo di chi resta ed evitare gravidanze multiple. Si porta a termine mediante avvelenamento, con la morte immediata degli embrioni “in più”. Di fatto è un atto abortivo.

 

Riguardo alla Diagnosi Genetica Pre-impianto (Dgp), il mondo scientifico non accetta il fatto che il metodo venga qualificato come un pratica di tipo eugenetico, per quanto si promuova la selezione degli embrioni in base alle loro qualità genetiche. D’altra parte è una tecnologia molto costosa e ingiusta, dato che non arriverebbe a essere accessibile a ogni economia, e di efficacia molto bassa.

 

La Eshre (European Society for Human Reproduction and Ebryoogy), organismo europeo che riunisce i professionisti della medicina e della biologia della riproduzione, fornisce alcuni dati sulla pratica della Fiv e della Dgp nel perido tra il 2004 e il 2007, provenienti da 45 centri di diversi Paesi europei.

 

La Spagna compare come uno dei Paesi con più casi di Fiv (oltre 17.000). Rispetto alla Dgp, dei 20.000 embrioni sottoposti a biopsia nell’insieme dei centri europei, ne sono stati trasferiti 2.400, sono nati 479 bambini e si sono contati due errori diagnostici. Secondo questi dati, solamente il 12% degli embrioni provenienti dalla Fiv e sottoposti alla Dgp sono stati alla fine impiantati (poco più di uno su dieci), e solamente il 20% degli embrioni trasferiti attraverso una biopsia sono arrivati a destinazione. Se consideriamo il numero di bambini nati rispetto al totale degli embrioni sottoposti a biopsia la statistica è ancor meno favorevole, poiché solamente il 2% degli embrioni provenienti dalla Fiv e sottoposti alla Dgp sono arrivati a destinazione. Tutto questo mostra un’autentica crudeltà riproduttiva.

 

Rispetto alle due modalità di clonazione, la Dignitas Personae segnala la maggior gravità della cosiddetta “clonazione terapeutica”, che presuppone la distruzione degli embrioni, rispetto a quella riproduttiva, che implica l’imposizione arbitraria a un essere umano del patrimonio genetico identico a quello di un’altra persona, che in qualunque caso rappresenta una grave offesa alla dignità del soggetto clonato e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini.

 

L’Istruzione Dignitas Personae pone in rilievo la decadenza morale e l’inefficacia diagnostica della “clonazione terapeutica”, che richiede la distruzione degli embrioni e che non ha risolto nessun problema di recupero dei tessuti deteriorati. L’estrazione delle cellule madre da embrioni vivi comporta la loro distruzione, per questo risulta eticamente inaccettabile. Di fronte a questa tecnologia, si è sviluppata un’alternativa efficiente, con cellule madri adulte (sangue di cordone ombelicale, grasso, midollo osseo, pelle, fibroblasta, ecc.). A questa si aggiunge la nuova tecnologia di “riprogrammazione genetica”, dovuta a recenti ricerche in Giappone e Stati Uniti (2006-2008), che permette di ottenere linee cellulari, utili per la medicina rigenerativa, a partire da cellule adulte differenziate.

 

La Dignitas Personae segnala l’utilità di queste alternative e dà impulso e appoggio alla ricerca sull’uso di cellule madre da cordone ombelicale e da altre fonti somatiche, che non implicano problemi etici e offrono migliori prospettive per la produzione di linee cellulari destinate a rispondere alle necessità di ricostruzione di tessuti degradati.

 

Si segnala anche come contrario alla dignità umana l’uso di embrioni o feti umani come oggetto di sperimentazione. L’Istruzione Dignitas Personae fa riferimento anche all’uso di cellule provenienti da embrioni morti e di quelle si trovano disponibili in commercio. In questo senso viene messo in discussione il principio di indipendenza rispetto alla responsabilità dell’uso di “materiali biologici” ottenuti da altri ricercatori e provenienti da embrioni o da fonti illecite.

 

Il Magistero della Chiesa dichiara anche l’urgenza di mobilitare le coscienze in favore della vita e si appella alla dimensione etica della professione medica, nel contesto del giuramento d’Ippocrate, secondo il quale si chiede a ogni medico di rispettare in modo assoluto la vita umana e il suo carattere sacro.

 

Risulta particolarmente rilevante la qualifica come pratiche eugenetiche della Dgp, dell’ingegneria genetica con finalità diverse da quella terapeutica e di tutte le tecniche che implicano un dominio dell’uomo sull’uomo. In questo senso il Magistero della Chiesa richiama la necessità di tornare a una prospettiva centrata sulla cura della persona e di educare affinché la vita umana sia sempre accolta, nel quadro della sua concreta limitatezza storica.

 

Sono considerate lecite le tecniche che cercano di correggere difetti congeniti attraverso la terapia genica somatica. Non è così per la linea germinale per i danni potenziali conseguenti che si possono diffondere nella discendenza.

 

Alla fine, il documento si conclude con le riflessioni raccolte nello stesso e ci orienta sul suo autentico significato affermando che i fedeli si devono impegnare fermamente nel promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo il contenuto della presente Istruzione con senso religioso. Il compimento di questo dovere implica lo sforzo di opporsi a tutte le pratiche che si traducono in una grave e ingiusta discriminazione degli esseri umani non ancora nati. Dietro a ogni “no” brilla, nelle fatiche del discernimento tra il bene e il male, un grande “sì” nel riconoscimento della dignità e del valore inalienabile di ogni singolo e irripetibile essere umano chiamato all’esistenza.



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