BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EFFETTO SERRA/ Kyoto non contrasta la Co2 che minaccia il pianeta? Ma convivere con il rischio climatico si può

Pubblicazione:

egypt_R375.jpg

Mentre si svolge in Polonia la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, rimbalza l'eco delle ultime analisi sullo stato dell'atmosfera del nostro pianeta e si diffonde un reiterato allarme: il quantitativo di gas serra, responsabili del surriscaldamento globale, non  accenna a diminuire come dovrebbe essere per effetto delle misure derivanti dall'ormai celebre protocollo di Kyoto.  E come sempre si ripropone l'interrogativo: siamo effettivamente di fronte a una situazione drammatica? I dati e  le misure contenute nel rapporto stilato dall'Onu sono tali da  suggerire drastici e immediati provvedimenti. Abbiamo girato la domanda a Luigi Mariani, docente presso la facoltà di agraria dell'università degli studi di Milano e autore del recente saggio Note scientifiche per un discorso sul clima (IF Press, 2008).

 

Come leggere i dati che periodicamente (come in questi giorni) segnalano aumenti di gas serra in atmosfera? Con cosa vanno confrontati? Su quale scala temporale?

Limitandoci all’anidride carbonica, ogni anno attraverso la fotosintesi  gli ecosistemi assorbono 120 gigatonnellate di carbonio (GTC) ed un quantitativo simile viene emesso in atmosfera dagli ecosistemi stessi attraverso la respirazione. Il contributo annuo delle emissioni umane al bilancio atmosferico del carbonio si stima intorno alle 5 GTC mentre l’incremento annuo dei livelli atmosferici è di circa 3 GTC. La flessibilità degli ecosistemi (che è evidentissima ad esempio nelle transizioni fra regime glaciale e interglaciale) fa ben sperare circa la possibilità di incrementare la loro capacità di assorbimento in modo tale da annullare l’incremento di CO2 in atmosfera.
 

Gas serra è un'espressione che indica un mix di sostanze: il ruolo della CO2 nell'alterazione del clima è davvero così determinante?

Anzitutto debbo ricordare che la vita sul nostro pianeta si fonda sul carbonio e dunque la CO2 è il mattone fondamentale della vita; senza di essa non potrebbe esservi la fotosintesi da parte delle piante e verrebbero meno le catene alimentari da cui dipendono tutti gli esseri viventi eterotrofi (l’uomo in primis). Quindi CO2 non è un inquinante.
In termini quantitativi l’effetto serra, quel fenomeno meraviglioso per cui il nostro pianeta ha una temperatura media di superficie di 14 °C anziché di –19 °C, è dovuto per il 65% al vapore acqueo, per il 24% alle nubi e per il 14% alla CO2. Applicando la legge di Stefan Boltzmann, legge fondamentale che lega la temperatura all’emissione di radiazione, si può stimare che al raddoppio del contenuto atmosferico di CO2 rispetto ai livelli pre-industriali (atteso per il 2050) dovrebbe portare ad un aumento di temperatura di superficie inferiore a 0.5 °C rispetto all’attualità. Il maggiore aumento (di alcuni gradi) stimato con modelli deriva dall’ipotesi che l’aumento della CO2 stimoli dei cambiamenti nei giganti dell’effetto serra (vapore acqueo e nubi). Tuttavia su tale aspetto siamo nel campo delle ipotesi, tutte da dimostrare con misure adeguate di cui oggi non disponiamo.
 

Le previsioni catastrofiche si basano su modelli matematici; quali sono i limiti di tali modelli?

I modelli matematici (i cosiddetti GCM) faticano terribilmente a descrivere il futuro dei due giganti dell’effetto serra e cioè il vapore acqueo e le nubi. Tutti noi possiamo renderci conto di tale inadeguatezza osservando gli errori anche rilevanti esistenti nelle comune previsioni meteorologiche di pioggia effettuate con modelli basati sugli stessi principi cui si ispirano i GCM (la meccanica newtoniana della continuità).
 

E' possibile convivere in modo positivo col rischio climatico?

Cento che è possibile. Per avere un’idea semplice e immediata del nucleo della questione basta guardare l’immagine da satellite della valle del Nilo: si osserva che dove c’è acqua fiorisce una delle agricolture più ricche e produttive del pianeta, mentre dove l’acqua non arriva il deserto regna sovrano. Questo indica che la politica dell’acqua e non quella del contenimento delle emissioni è la chiave di volta per dare un futuro al nostro pianeta.  In altri termini: acqua alle colture per tramutare la CO2 in cibo tramite la fotosintesi.



© Riproduzione Riservata.