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SPAZIO/2. Cosa accadrebbe se si scoprissero forme di vita sul Pianeta Rosso?

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Marte  Marte
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La mia aspettativa ha degli aspetti molto personali, legati al nome di questa missione: Phoenix, come la Fenice della leggenda che è risorta dalle ceneri. Ebbene, il nostro Centro di Trieste stava tenendo un convegno in Venezuela, a Caracas, proprio nel momento in cui la missione precedente del 1999 stava per atterrare su un polo marziano: potete immaginare lo sconforto degli studenti quando, in collegamento diretto con la Nasa, la sonda è scomparsa e la missione è stata soppressa. Adesso però è rinata e Phoenix è riuscita nella difficile impresa di arrivare morbidamente sopra la superficie, avendo una probabilità del 50% di fallire. Invece ha avuto successo e io spero in un prossimo futuro di vedere risultati importanti: per esempio se ci sono sacche d'acqua sotterranee, sulla natura dell'acqua, se era congelata o meno.

I mass media, semplificando, fanno spesso l'equazione: presenza d'acqua significa automaticamente evidenza di vita. Non le sembra riduttivo?

Sì, è riduttivo. D’altra parte non è semplice trovare la vita fuori dalla Terra. Sono tre i fattori da considerare: uno è la presenza d'acqua, l'altro è la fonte di energia, il terzo è l'abbondanza di atomi di carbonio. Sono tre elementi che rappresentano il denominatore comune della vita così come si è sviluppata sulla Terra. Quando si va verso Marte è naturale che si cerchi l'acqua, perchè senz'acqua non sarebbe possibile trovare la vita, le cellule viventi hanno bisogno di acqua per esistere.
Noi siamo quindi convinti che dove c'è l'acqua ci potrebbe essere vita. Ma non necessariamente se c'è l'acqua c'è la vita. Anche al di là di Marte ci sono luoghi candidati potenziali alla vita, dove abbiamo ipotizzato la presenza di acqua: è il caso del satellite di Giove, Europa, e del satellite di Saturno, Encelado. Su Encelado è abbastanza chiaro che ci possa essere acqua, ma su Europa ci sarà una quantità d'acqua più grande. Dunque, cercare l'acqua è cercare la vita; ma non necessariamente è riuscire a trovare la vita, è questo il punto importante.

L'origine e l'evoluzione della vita sulla Terra in parte sono state spiegate dalle teorie evolutive, anche se ci sono ancora dei punti poco chiari e non del tutto spiegati. In questa situazione, ha senso utilizzare i paradigmi evoluzionistici per cercare la vita extraterrestre?

Questa è una domanda importante perchè c'è tanta confusione circa l'evoluzione e il darwinismo.
Posso iniziare a rispondere facendo il paragone della fisica, intesa come una scienza universale; ciò significa che se vediamo un corpo ruotare intorno a un altro, come un satellite intorno a un pianeta, diciamo a cento milioni di anni luce dalla Terra, noi pensiamo che la teoria della gravitazione di Newton vada abbastanza bene per calcolare la sua orbita. Qualcuno può dire che forse la teoria di Einstein andrebbe ancora meglio, ma non dubitiamo che, fino a un certo grado di precisione, la fisica ci dà la sicurezza su come calcolare l’orbita di un pianeta extrasolare. Lo stesso si può dire per la chimica: se noi vediamo un pianeta molto lontano e troviamo atomi di carbonio o un atomo di ferro, nessuno dubita che ci sia una chimica diversa dalla nostra. Ecco, noi pensiamo che la fisica e la chimica siano scienze universali. Ciò non vuol dire che è impossibile che ci sia qualcosa di sbagliato in fisica: ci sono molte cose ancora da capire, come ad esempio il grande problema della materia oscura che riempie la maggior parte dell’universo.

Cioè le teorie vanno sempre adattate all’osservazione della realtà …


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COMMENTI
31/05/2008 - forme di vita extraterrestri (alba mazzone)

Sono molto interessata all'intervista pubblicata. Mi ha aperto nuovi orizzonti sull'astronomia e sulle possibilità di vita sui pianeti citati. Sopratutto mi ha colpito il giudizio finale sul rapporto tra fede e scienza, sono d'accordo con Lei. Cordiali saluti. Alba Mazzone