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SPAZIO/2. Cosa accadrebbe se si scoprissero forme di vita sul Pianeta Rosso?

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Marte  Marte
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Certamente. Ma torniamo alla biologia, sarebbe assurdo pensare che la biologia altrove debba essere diversa dalla nostra. Anche perché la biologia ha come base la stessa fisica e la chimica. Noi pensiamo che anche la biologia come la conosciamo oggi, e in particolare la teoria di Darwin, debba essere universale. In questo momento la teoria di Darwin è una teoria valida in biologia come lo è la teoria di Einstein in fisica; perciò noi cerchiamo la vita extraterrestre con un modello darwiniano.
Ma, ancora una volta, ciò non significa che non ci siano difficoltà nella biologia, che non ci siano fenomeni che devono essere spiegate meglio e che le teorie evolutive, come tutta le scienze sperimentali, non debbano essere migliorate.
Ancora diverso poi è il discorso delle implicazioni filosofiche dell’evoluzionismo. Mi arrabbio un po’ quando qualche mio collega che vuole generalizzare dicendo che con il darwinismo tutto è ridotto al caso e non c'è posto per Dio e la fede; la scienza ha i suoi limiti, il suo campo di applicazione e come scienziati professionisti possiamo spingerci fin dove le osservazioni e gli esperimenti appoggiano le nostre affermazioni.

È possibile che, viceversa, le indagini sulla vita extraterrestre poi ci aiutino a chiarire la storia e i meccanismi dell'evoluzione sul nostro pianeta?

Io sono abbastanza scettico, ma è un punto di vista molto personale, circa la possibilità di scoprire la vita su un pianeta come Marte; forse si riuscirà, ma io penso che non è quello il posto più ospitale. Dove la scoperta è più probabile, secondo la mia personale opinione, è su Europa, il satellite di Giove che ho citato prima, la seconda luna gioviana che Galileo ha scoperto 400 anni fa. È già stata programmata una missione, intitolata al matematico francese Laplace, che fra dieci anni sarà in grado di cercare la vita su Europa con probabilità maggiore che su Marte. Il finanziamento di questa missione non è ancora stato approvato dall'Agenzia Spaziale Europea, ma dovrebbe essere simile a quello che gli americani hanno speso con Phoenix: 300 milioni di euro, che per il continente europeo è una quantità relativamente modesta. Io sono membro di questa missione, che è molto grande: siamo 360 sotto la direzione di Michel Blanc e per l’Italia siamo una ventina.
Io spero che questo progetto vada avanti e ciò anche per i motivi impliciti nella domanda. Se si trova la vita su Marte, noi pensiamo di poter capire meglio non soltanto l'evoluzione della vita ma l'origine della vita. Nel 2003 qui a Trieste abbiamo celebrato il 50esimo anniversario della scoperta di un giovane ragazzo americano, Stanley Miller, che nel 1953 ha incominciato una ricerca di chimica organica per vedere cosa la scienza può dirci sulla genesi della vita sulla Terra. Sono 50 anni che in tutti i laboratori del mondo si cerca di capire quella che chiamiamo “l'evoluzione chimica”. Ma forse non dovremo aspettare altri 50 anni: io penso che se troviamo la vita su Europa e su Marte (in quell'ordine, prima su Europa poi su Marte), capiremmo molto più rapidamente come è nata la vita sulla Terra. È quella che gli ingegneri chiamano “reverse engineering”, cioè ingegneria al rovescio.

Cioè partendo dal prodotto finito si risale ai componenti…

Questo è il premio che io attendo con grande fiducia da Laplace o da una successiva missione: poter avere davanti a noi la vita extraterrestre. Non nella forma di un, pur simpatico, E.T., ma solo di una vita a livello cellulare, microscopica. All’ICTP stiamo lavorando in questa direzione, in collegamento con un gruppo di colleghi formato da scienziati indiani, italiani e un israeliano; e pensiamo che trovare l'origine della vita sarebbe la cosa più importante nella storia dell'umanità. Su questo sto scrivendo un libro e ho voluto intitolarlo “La seconda genesi”, cioè quella che vedremo su Europa o su Marte.
Certo, in tal caso la nostra cultura soffrirà un colpo fortissimo; e penso che sia la filosofia che la teologia dovranno intensificare la discussione con gli scienziati. Non ho detto “distruggere la filosofia o la religione”: è tutto il contrario; si tratta di stimolare la lettura e l’approfondimento dei nostri libri sacri, come la Bibbia, o dei classici filosofici, in dialogo con la scienza, per capire meglio qual è la nostra posizione nell'universo.

(a cura di Mario Gargantini)


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COMMENTI
31/05/2008 - forme di vita extraterrestri (alba mazzone)

Sono molto interessata all'intervista pubblicata. Mi ha aperto nuovi orizzonti sull'astronomia e sulle possibilità di vita sui pianeti citati. Sopratutto mi ha colpito il giudizio finale sul rapporto tra fede e scienza, sono d'accordo con Lei. Cordiali saluti. Alba Mazzone