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LHC/ Ginevra, inizia la caccia ai segreti della materia

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Non è il day after di una tragedia, ma un giorno di sollievo per fisici e tecnici: e non tanto per lo scampato pericolo, al quale nessuno degli scienziati credeva e non per partito preso ma per aver esaminato attentamente il problema, quanto per aver avuto la prima conferma che il gigantesco sistema di accelerazione dei protoni funziona.

Dopo un’ultima trepidante messa a punto di alcune apparecchiature nella notte precedente, alle 10.28 del 10 settembre i primi pacchetti di particelle pesanti, i protoni appunto, hanno compiuto il primo giro e nel pomeriggio un altro fascio ha percorso l’ottovolante in senso opposto. In entrambi i casi i fasci di protoni si sono comportati come dovevano. Sotto l’effetto dei potenti magneti superconduttori, le particelle hanno iniziato ad accelerare e hanno percorso i 27 chilometri del tunnel di LHC mantenendo la traiettoria programmata dai fisici, che ne hanno osservato le tracce variopinte sui monitor dei computer.

Era previsto ma non era così ovvio. Tutto era stato testato accuratamente – come ha spiegato a ilsussidiario.net qualche giorno fa Lucio Rossi, il fisico italiano a capo del gruppo Magneti Superconduttori del Cern – ma la complessità del sistema-Lhc è enorme e solo ieri tutti gli elementi hanno suonato insieme, nella grande orchestra della fisica delle particelle. È stato il preludio di una sinfonia che proseguirà per anni: ma dalle prime note si è capito che gli orchestrali hanno già trovato il pieno accordo.

E anche la natura, per ora, ha fatto la sua parte. I fisici sono abituati a confrontarsi con i fenomeni naturali e a manovrare “macchine” come questi acceleratori del Cern per smascherare i segreti della materia. E sono rigorosi nell’elaborazione delle ipotesi teoriche e nei controlli delle apparecchiature. Ma sanno anche che la natura è più fantasiosa ed esuberante di quanto anche i migliori fisici teorici possano immaginare. Quindi ogni esperimento, pur se preparato e studiato per anni in ogni piccolo dettaglio, riserva sempre un margine di sorpresa. Insomma, i fisici di Lhc avrebbero potuto raccontarvi in anticipo cosa sarebbe successo ieri mattina; e non avrebbero detto cose diverse da quanto ha descritto la telecronaca dell’Eurovisione. Eppure ciò che è avvenuto li ha sorpresi. E lo si poteva constatare guardando l’espressione dei volti dei giovani ricercatori, ma anche gli sguardi stupiti di grandi fisici come Luciano Maiani, già direttore del Cern, e del premio Nobel Carlo Rubbia, che hanno assistito all’esperimento nella sala controllo confusi tra i tecnici e i fisici dei quattro gruppi.

In realtà non si può ancora parlare di esperimento. Lo si potrà fare fra due o tre mesi, quando i due fasci inizieranno a scontrarsi generando una miriade di nuove particelle che lasceranno la loro impronta nei rivelatori dove saranno analizzati dagli occhi (e dalle menti) attenti e curiosi degli scienziati.

Ma nelle prossime settimane i fisici di Lhc non resteranno con le mani in mano. Intanto si dovranno ripetere i test di ieri e si dovrà gradualmente aumentare la velocità e l’energia dei fasci e verificare che si mantenga la stabilità a tutti i livelli energetici. Quella di ieri in fondo è stata una passeggiata: i campi magnetici erano ancora a intensità relativamente bassa e l’energia era ancora di “soli” 450 miliardi di elettronvolt, lontana quindi dai 7 mila miliardi di elettronvolt (7 TeV) previsti a regime.

E poi la “fame di dati” dei fisici, come ha detto in un commento il presidente dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) Roberto Petronzio, troverà subito alimento: infatti, anche questi giri di prova forniscono una serie enorme di informazioni che si traducono in dati sui supercomputer del Cern e consentono ai vari gruppi di ricerca di affinare il tiro, di calibrare in modo sempre più fine apparecchiature e strumenti di misura per trasformare le future collisioni in eventi significativi al massimo.

Alla giustificata euforia del primo giorno, subentra quindi una nuova fase di duro lavoro, di rilevazioni, di confronti, di calcoli, di discussioni. Che probabilmente troveranno occupati i ricercatori anche il 21 ottobre, quando ci sarà l’inaugurazione ufficiale di Lhc, alla presenza di Nicholas Sarkozy e del gotha scientifico internazionale. A quella data non ci saranno ancora risultati da esibire e il fantomatico bosone di Higgs o la sfuggente materia oscura cosmica saranno ancora avvolti da un velo di mistero. Ma l’entusiasmo dei ricercatori sarà aumentato insieme all’energia delle particelle.

E forse qualcuno di loro potrà già comunicare il bello dell’esperienza di queste settimane, insieme alle difficoltà e alle fatiche. Risollevando il morale a quanti sono rimasti un po’ delusi, ieri mattina, dopo essersi collegati al sito internet del Cern pensando di seguire in diretta webcast l’evento e si sono trovati la scritta “web cast non disponibile: sito in tilt per eccesso di visitatori; provate più tardi”. Ma avranno modo di rifarsi nei prossimi mesi.

 



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COMMENTI
11/09/2008 - Il metodo e... l'oggetto! (maurizio candelori)

Ora non si tratta semplicemente, "si fa per dire" di scoprire o meno il Bosone di Higgs ma si tratta di fermarsi un attimo prima a riflettere sul metodo che si sta seguendo, cioè il vero metodo dell'indagine scientifica. Si parte dall'osservare la realtà e si capisce che quello che si osserva non è spiegato da quello che si vede e si conosce per certo; cioè manca qualcosa che spiega certi fenomeni. Allora che si fa? Si ipotizza che grazie ad un caso si genera un fenomeno? No! e no perchè partire con l'ipotesi del "caso" o di altre ipotesi non è ragionevole, cioè negherebbe la ragione della domanda e poi il "caso" non può essere accettato da uno scienziato che osserva da sempre un mondo che disordinato non è, che ad ogni causa corrisponde un effetto ecc... Dunque parte con l'ipotizzare una causa, un "responsabile" ragionevolmente adeguato a spiegare un certo fenomeno che osserva: il bosone! ecco allora che comincia a lavorare a questa ipotesi ma non cerca il bosone, lavora solo in modo da scovarlo se esiste, cioè si adegua all'oggetto che vuole scoprire, ma non si preclude l'ipotesi di scoprire altro. Lui si preoccupa solo di "essere pronto" a scoprire il bosone, ma è disponibile ad osservare e scoprire altro con lealtà e ragionevolezza. Il metodo è sempre imposto dall'oggetto, ecco cosa accetta lo scienziato! Ora mi chiedo perchè ci si scandalizza sull'ipotesi di Dio e di Cristo, cioè sull'ipotesi adeguatamente ragionevole e si fa fuori il metodo? Saluti. MaC