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UNIVERSO/ Alla ricerca delle misteriose lune extrasolari con l’aiuto del satellite Corot

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Dei pianeti extra solari si parlerà oggi pomeriggio a Parigi, nel corso dell’imponente cerimonia di apertura ufficiale dell’Anno internazionale dell’Astronomia; ma dagli avamposti della ricerca arrivano notizie che vanno già oltre questi traguardi. Se fino a qualche anno fa era ancora un miraggio la possibilità di rintracciare pianeti orbitanti attorno ad altre stelle della nostra galassia, ora il panorama degli esopianeti si sta popolando e c’è già chi studia il passo successivo: la scoperta di esolune, cioè di satelliti orbitanti attorno ai nuovi pianeti.

Uno studio recentemente pubblicato sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society dall’astronomo David Kipping dell’University College di Londra propone un metodo per rilevare la presenza o l’assenza di esolune. Il metodo è lo sviluppo di uno dei principali procedimenti seguiti per rivelare gli esopianeti, cioè il metodo della variazione del tempo di transito (TTV, Transit Time Variation). Se una stella presenta periodicamente una variazione di luminosità, è probabile che questa sia causata dalla presenza di un pianeta extrasolare che può quindi essere individuato e del quale si può misurare il tempo trascorso tra un passaggio e l’altro, detto appunto tempo di transito. Ora, se il pianeta ha una sua luna, ogni transito presenterà piccole differenze di posizione e di velocità e si formerà una lieve oscillazione nell’orbita del pianeta. In pratica le cose sono un po’ più complicate, in quanto tali variazioni potrebbero non essere dovute necessariamente alla luna ma, ad esempio, dipendere dalla vicinanza di un altro pianeta. Kipping allora ha indagato più in dettaglio il fenomeno, analizzando gli effetti di accelerazione e rallentamento del pianeta durante ogni transito, effetti che non possono essere attribuiti alla vicinanza di un eventuale altro pianeta, che ruoterebbe sempre nello stesso senso del primo. L’astronomo inglese è arrivato quindi a definire un nuovo parametro, il TDV (Transit Duration Variation), elaborando un metodo matematico per misurarlo. Poiché la velocità dei corpi orbitanti è legata alla massa, la combinazione dei due parametri, TTV e TDV, può dare indicazioni circa la massa della luna.

La speranza di molti planetologi è di trovare esolune di grande massa, di dimensioni paragonabili a quelle della Terra; l’obiettivo è evidente e ambizioso: riguarda la ricerca di vita extraterrestre. Gli esopianeti trovati finora sembrano solo dei giganti gassosi, senza superficie solida e senza quelle condizioni minime per poter ospitare forme viventi. Sulle eventuali superlune le cose potrebbero andare diversamente.

Forse questi astronomi stanno correndo un po’ troppo avanti, dando troppo spazio all’immaginazione, che pure è un ingrediente importante della ricerca scientifica. Comunque un buon sistema per evitare da lasciarsi prendere la mano dalla fantasia è quello di basarsi sui dati. E in questo senso l’attenzione è tutta concentrata sul satellite Corot (Convection, Rotation & Planetary Transits), il primo telescopio spaziale progettato appositamente per la ricerca di pianeti extrasolari. Lanciato nel dicembre 2006, il satellite ruota al di fuori dell’atmosfera terrestre da dove ha la possibilità di rivelare la presenza di esopianeti anche di modeste dimensioni. C’è solo da aggiungere che in questi due anni Corot non ha registrato nessun segnale che possa costituire anche un pallido indizio di qualche esoluna; ma sono previsti ancora alcuni anni di osservazioni e gli astronomi continuano a sperare.

 

Lo stesso Kipping non rinuncia alle osservazioni dirette, confortato dal fatto che l’individuazione di esolune sembra possibile anche tramite osservazioni dai telescopi terrestri. Come ha dichiarato a Nature, sta organizzando una serie di osservazioni col telescopio di Las Palmas (Spagna) da dove terrà sotto tiro Gliese 436, un pianeta extrasolare delle dimensioni di Nettuno che orbita attorno alla stella Gliese 436, una nana rossa distante circa 30 anni luce da noi.



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