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AMBIENTE/ L’ultima degli ecologisti estremi: spedire lo zolfo nella stratosfera

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L’idea del premio Nobel Paul Crutzen di inviare zolfo nella stratosfera per ridurre l’effetto serra fa parte di una delle iniziative di questa geniale persona conosciuta d’altronde per il suo spaziare in ogni campo del sapere. La proposta, rilanciata recentemente, è destinata a far discutere e ad essere approfondita da ulteriori studi di ricerca, ma difficilmente verrà applicata.

Vediamo perché.

Lo zolfo elementare è largamente abbondante sulla Terra e ha un costo quasi nullo perché rappresenta il sottoprodotto della desulforizzazione del grezzo attraverso il processo Claus: grandi montagne gialle si estendono presso i giacimenti petroliferi, inutilizzate. Portarlo in stratosfera, come suggerito da Crutzen, certamente costerà qualcosa, ma la cifra sarà confrontabile coi benefici ottenuti.

Veniamo ora ai problemi, che sono di due tipi: uno di tipo scientifico, concernente i reali vantaggi di questo metodo, l’altro di tipo politico.

In effetti Crutzen è ben cosciente che si tratta di un brutto esperimento, ma sollevare il problema è stato il suo compito; infatti, sono più le critiche o gli aspetti negativi che si possono immaginare rispetto ai vantaggi ipotizzati. Immediatamente si pensa alle piogge acide, che sono il risultato della ricaduta di SO2 sulla terra; ma un altro aspetto negativo, più importante secondo me, è che tale intervento rivestirebbe un carattere di rimedio sintomatico e non definitivo: non risolve l’effetto serra dalla base, dovendo immettere periodicamente zolfo nella stratosfera per mitigare anno dopo anno l’innalzamento della temperatura.

In ogni caso, occorrerà andare al di là della singola ipotesi indotta dall’eruzione del vulcano Pinatubo e studiare in dettaglio la chimica dello zolfo, di SO2 e del loro particolato a quelle altitudini. Cosa si conosce? Poco. Ci possiamo permettere di sbagliare? Abbiamo degli esempi che ci dicono che è pericoloso giocare con la natura.

È vero che SO2 è molto più facilmente degradabile dei CFC (clorofluorocarburi), ma sappiamo abbastanza su come si potrebbe comportare in stratosfera?

I principali e più importanti motivi per cui ritengo che questo metodo non verrà applicato risiedono tuttavia negli aspetti politici.

Già qualche scienziato mette in dubbio il riscaldamento globale: sarà vero, non sarà vero? Aspettiamo. Ma, siamo poi certi che i vari Paesi saranno disponibili ad adottare una comune strategia per il clima? D’altra parte un accordo sarà indispensabile, perché è facile prevedere che nessuno permetterà che un altro Paese modifichi senza accordi ben precisi il clima della propria città.

Per ora, il riscaldamento del pianeta non è ben visto dai paesi che hanno un clima caldo, ma è decisamente ben accolto da chi sta continuamente al gelo, come Russia e Canada; si noti che quest’ultimi paesi avrebbero comunque un vantaggio anche da un eventuale raffreddamento del clima, custodendo nel proprio territorio enormi riserve di grezzo e di gas.

Vedo difficile l’accordo fra tutti i Paesi per un intervento sul clima; più facile è la prevenzione, come il Protocollo di Kyoto 1 e 2 e il Rapporto Ipcc intendono promuovere.



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