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CATASTROFI/ Scontri tra galassie: Hubble ne ha "visti" oltre 2000, ma noi siamo tranquilli. Per ora...

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La nostra galassia, la Via Lattea, si sta avvicinando sempre più ad Andromeda, la galassia a noi più prossima (dista solo … 2,2 milioni di anni luce). O almeno così ritengono gli astrofisici americani del Centro Harvard-Smithsonian che stanno elaborando i dati raccolti con il Very Long Baseline Array, uno dei radiotelescopi più grandi del mondo, con le sue 27 antenne situate nel Nuovo Messico. Secondo gli studi illustrati durante il Meeting della Società americana di astronomia, la Via Lattea starebbe ruotando più velocemente di quanto calcolato finora e ciò provocherebbe un aumento della sua massa e il conseguente incremento della attrazione gravitazionale con le galassie vicine, prime fra tutte Andromeda, e quindi l’innalzamento della probabilità di collisione tra le galassie stesse.

 

Detta così la notizia è di quelle che sollecitano la tendenza, purtroppo molto diffusa, a un catastrofismo sbrigativo; mentre un’attenta e documentata analisi chiarirebbe che si tratta di fenomeni che si manifestano con dimensioni spaziali e temporali che non hanno nessuna incidenza sui nostri abituali riferimenti storici: il loro interesse è di tipo puramente conoscitivo, per ciò che possono rivelare circa la struttura e l’evoluzione dell’universo.

 

E proprio in questo senso vale la pena soffermarsi su una ricerca pubblicata in questi giorni sul Monthly Notices della Royal Astronomical Society britannica, che ha analizzato i dati del telescopio spaziale Hubble riguardanti 21,902 galassie massicce osservate come sarebbero apparse quando l’universo aveva dai tre agli otto miliardi di anni. Le analisi computerizzate rivelano un numero di collisioni galattiche molto elevato, almeno 2.000 di questi sconvolgenti episodi sono stati registrati nel periodo esaminato. E si tratta davvero di eventi colossali, che portano a scontrarsi sistemi come le galassie, composti da centinaia di miliardi di stelle, tanto che il termine collisione risulta un po’inadeguato. Il fenomeno sembra meno frequente nelle fasi successive dell’evoluzione cosmica e nell’universo attuale sembra piuttosto raro; ma gli autori della ricerca, guidati da Christopher Conselice dell’Università di Nottingham, ritengono che quasi tutte le galassie abbiano avuto finora almeno un episodio di collisione.

 

La ricerca comunque non si limita a descrivere questa singolare dinamica dell’universo su grande scala. Gli scontri tra le galassie massicce sembrano avere un ruolo decisivo nel processo di formazione delle stelle. Una stella si può accendere, all’interno dell’ambiente galattico, o quando avviene una forte concentrazione del materiale gassoso interstellare presente al suo interno, oppure perché riceve un’iniezione di gas e di energia cinetica a seguito di una collisione del tipo di quelle esaminate. L’accensione si manifesta come un’enorme esplosione (starburst) che può durare milioni di anni.

 

E proprio su questo dato si innescano le considerazioni di altri astrofisici che non condividono le conclusioni di Conselice; come Mark Dickinson, del National Optical Astronomy Observatory di Tucson (Arizona) che ha osservato starburst di durata molto più lunga di quanto sarebbe prevedibile se la causa fossero le collisioni galattiche.

 

A questo punto la parola passa alle prossime campagne osservative: in particolare alla Wide Field Camera 3, che sarà installata su Hubble nel maggio 2009 e soprattutto all’erede di Hubble, il James Webb Space Telescope che sarà messo in orbita nel 2013.



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