Scienze
martedì 13 ottobre 2009
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I ghiacciai sono importanti riserve di acqua dolce e al contempo preziosi indicatori dei cambiamenti climatici passati e in atto. La loro distribuzione sul Pianeta è varia, con una prevalente concentrazione in Antartide e in Groenlandia. Ma anche le loro dimensioni variano molto: si passa dai grandi apparati dell’Himalaya e Karakorum, a ghiacciai di qualche chilometro di superficie, come sulle Alpi, o di pochi ettari come si possono osservare alle basse latitudini. Anche ai tropici, infatti, è possibile trovare ghiacciai purché ovviamente siano presenti rilievi abbastanza elevati da permettere alle nevi di non fondere completamente e di divenire nel tempo (per compattazione e trasformazione dei cristalli) ghiaccio di ghiacciaio.
Fino a non molti decenni fa i ghiacciai tropicali, come vengono denominati delle basse latitudini, erano più che altro una curiosità, una particolarità geografica appena accennata sui manuali e trascurata dalla ricerca scientifica. Solo da una ventina d’anni, a cura di alcuni ricercatori tra i quali spicca l’italiano altoatesino Georg Kaser, docente di Geografia presso l’Università di Innsbruk, sono iniziati sistematici rilievi presso alcuni ghiacciai delle basse latitudini per quantificarne l’estensione e valutarne le relazioni col clima.
I ghiacciai tropicali più studiati sono sicuramente quelli africani, annidati nelle aree più elevate di Kilimanjaro, Monte Kenia e Rwenzori. La loro presenza ha sicuramente influenzato l’aspetto di quei luoghi e la percezione che ne hanno avuto le popolazioni locali. Le aree glacializzate, le “dimore delle nevi” hanno infatti sempre suscitato interesse e rappresentato siti di grande valenza spirituale.
Negli ultimi anni le aree africane dove sono localizzati ghiacciai e nevi perenni sono state inserite nell’elenco dei siti patrimonio dell’Umanità, la celebre lista dell’Unesco dove sono annoverati 878 siti in 138 paesi. Di questi, 174 sono siti di elevatissimo valore naturalistico e ambientale e tra questi vi sono il Monte Kenya e le montagne del Rwenzori (in Uganda). In particolare il Parco Nazionale delle Montagne del Rwenzori è considerato tra i più belli e fragili al contempo. Gli studi più recenti svolti dai ricercatori italiani e austriaci hanno infatti rivelato negli ultimi decenni un’intensa riduzione dei ghiacciai con un decremento areale e volumetrico più rapido di quello che sta interessando i ghiacciai alpini. Nella zona del Rwenzori le analisi di dati remote sensing (immagini satellitari Landsat) hanno evidenziato una riduzione areale di circa il 50% tra il 1987 ed il 2003; per comprendere quanto la situazione sia critica si ricorda che nello stesso intervallo temporale la riduzione dei ghiacciai delle Alpi Lombarde e/o Valdostane è stata di circa il 20%.
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La riduzione e la sparizione dei ghiacciai non è/sarà un problema solo africano. L'oceano Artico sta sghiacciandosi e tra un po' sarà navigabile senza problemi per molti mesi, aprendi una nuova rotta verso l'Oriente e viceversa. Quali le conseguenze? Il riscaldamento globale (di cui la fusione dei ghiacciai è un indice molto visibile) creerà anche altri problemi: il Sahara si sta espandendo (nel Sahel); il volume dell'acqua oceanica aumenterà (e anche il livello): che ne pensano a Venezia? Dagli atolli di Vanuatu sono già emigrati in Australia per questo problema (l'altezza massima delle isole è di circa 2 metri e quindi in caso di tempesta sono problemi seri). è probabile che molte parti del mondo cambino aspetto e che molti debbano cambiare abitudini (a cominciare dagli orsi polari).
Sulla diminuzione dei turisti alpinisti vorrei, almeno in parte, dissentire. Sono stato in cima al Kilimanjiaro (Uhuru Peak 5895 m) nel 1988 e gia' allora il ghiacciaio era ridotto ai minimi e la via d'accesso "normale" era gia' rocciosa/sterrata, con qualche tratto nevoso semplice. In teoria la sparizione di ghiacciai puo' far diminure le difficolta' generali alpinistiche ed aumentare il numero di frequentanti. In pratica la scomparsa dei ghiacciai puo' lasciare detriti e brutture, vedi le nostre Alpi dove alcune via alpinistiche di medio/alta difficolta' non sono piu' fattibili, ma cio' e' raro nelle vie "normali", le uniche che attraggono un certo numero di turisti (con tutti gli inconvenienti del caso). Cio' non toglie che non sia anch'io dispiacuto della scomparsa delle amate nevi. Ciao, Mad.
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