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RICERCA/ Terremoti, frane, smottamenti: c’è chi studia per riuscire a prevederli

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Quest’ultimo aspetto è fondamentale se pensiamo che nelle aree montuose spesso l’unica fonte energetica è costituita da pannelli fotovoltaici, come nel caso della parete monitorata, per di più operanti in condizioni di bassa insolazione. Ogni singolo aspetto del progetto, dai contenitori stagni per i sensori, alle schede di elaborazione, al sistema di alimentazione con pannelli fotovoltaici, ai sistemi di trasmissione wireless e collegamento via cavo (realizzato nella stessa tonalità della roccia) sono stati curati e progettati ad-hoc per l’applicazione.

Tutti i dati raccolti dalla rete di sensori (ci si attende una marea di byte), verranno inviati in tempo reale, tramite un ponte radio, a una centrale operativa realizzata presso il Campus Point del Polo di Lecco, dove, andranno a costituire un’imponente base di dati per successiva interrogazione da parte dei ricercatori. Si pensa che tali informazioni possano fornire una fotografia accurata, e sicuramente in evoluzione nel tempo, della mappa di rischio dell’area: conoscenze preziose per aspetti di prevenzione e gestione della prima emergenza.

Il progetto prevede il coinvolgimento, proprio per la sua complessità e la multidisciplinarietà dei temi trattati, di vari dipartimenti del Politecnico e più di 40 persone tra professori, ricercatori e tesisti.



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