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RICERCA/ Terremoti, frane, smottamenti: c’è chi studia per riuscire a prevederli

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Che l’Italia abbia un territorio caratterizzato da una complessa morfologia del terreno nonché una forte antropizzazione è noto a tutti. Molti dei nostri centri abitati, in particolare della fascia alpina, si sviluppano a ridosso di sistemi montuosi che non di rado sono fonte di rischio sia per le abitazioni che per i sistemi di comunicazione che li attraversano.

Negli ultimi tempi hanno avuto sempre maggior risalto notizie relative ad eventi conseguenti a dissesti di natura idrogeologica. Tali fenomeni, come tutti quelli naturali, sono attualmente di difficile se non impossibile previsione; anche se la comunità scientifica sta sempre più indirizzando i propri sforzi nella direzione di una maggiore conoscenza dei complessi meccanismi alla base di tali eventi che ne consenta, quanto più possibile, una gestione preventiva.

A queste problematiche cerca di rispondere il progetto Prometeo, sviluppato dal Politecnico di Milano con il supporto di istituzioni sia pubbliche che private; il progetto prevede il monitoraggio della parete del monte san Martino, che sovrasta la città di Lecco. Tale parete, a causa della conformazione della roccia, è soggetta a fenomeni di frattura e crolli che, già in passato, hanno portato al distacco di massi nonché alla perdita di vite umane.

Nella zona maggiormente interessata, verrà prossimamente installato un sistema di sensori sia di tipo tradizionale (estensimetri, geofoni), che di tipo innovativo, appositamente progettati dal team guidato dal professor Cesare Alippi e basati su tecnologia MEMS, ovvero microsistemi sensoriali che stanno trovando sempre maggiori applicazioni nella vita di ogni giorno (si pensi alle console di videogiochi, agli hard disk, ai sensori di movimento nelle scarpe, ecc). Collegati in rete, i sensori permetteranno di registrare le microfratture che avvengono nella struttura cristallina della roccia e trasmetterle alla unità di elaborazione centrale, installata in parete, alla quale tutti i sensori sono collegati. Tali unità hanno il grande vantaggio di essere di piccola dimensione nonché avere un consumo energetico molto inferiore ai sensori tradizionali.

 

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