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BIOLOGIA/ La diatomea “tricornuta”, l’organismo che ci svelerà la chimica del vetro

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Lo studio si è concentrato su una particolare specie di diatomee, il Phaeodactylum tricornutum, e sulla sua sintesi del silicio. Quest’alga si trova in numerose regioni del mondo, solitamente nelle aree costiere caratterizzate da grandi oscillazioni della salinità e inoltre è la prima diatomea pennata per cui sono disponibili dati completi sul genoma. Le cellule di queste alghe sono contenute in un’eccezionale parete cellulare di silicato; con la decomposizione delle diatomee si ha la conversione di questi silicati in sedimenti marini.

Il silicio, essenziale per la crescita di numerose specie di diatomee, non riveste un ruolo fondamentale nel caso del Phaeodactylum tricornutum, Lo scopo delle ricerche era scoprire se la diatomea, considerate le sue eccezionali proprietà, avrebbe ancora cercato di assimilare silicio.

I ricercatori hanno dimostrato che durante lo sviluppo delle diatomee dev’essere stato particolarmente favorito un determinato raggruppamento di geni, fattore che potrebbe aver consentito una più spiccata ottimizzazione delle reazioni ai vari stimoli ambientali. Sono stati identificati alcuni geni probabilmente coinvolti nell'immagazzinamento e nel metabolismo del silicio, come anche alcuni geni coinvolti nel trasporto del silicio. Si è inoltre rilevato che l'aumento della capacità di adeguarsi a livelli variabili di silicio negli ambienti marini può essere legato alle regolazioni globali da gene a genoma e alla distribuzione spaziale delle proteine.

La prosecuzione di questo tipo di studi consentirà di acquisire più conoscenze nel campo della chimica del vetro e di meglio comprendere le variazioni ambientali associate al silicio e ai cicli del carbonio.

 

(Michele Orioli)



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