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ASTROFISICA/ Battiston (INFN): l’Universo ci parla di sé, ma noi non lo ascoltiamo

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Nel preparare questi allestimenti, avete avuto più la preoccupazione di attrarre il visitatore o di soddisfare le sue esigenze conoscitive? In altri termini: come si concilia la spettacolarizzazione con una reale possibilità di conoscenza?

 

In realtà abbiamo cercato di fare entrambe le cose, convinti che una corretta divulgazione possa prevedere anche degli effetti speciali. I fenomeni naturali hanno una loro straordinaria bellezza ed il fascino di una cosa bella non è incompatibile con il fatto che sia anche vera. Quello che abbiamo cercato di evitare è l’inserimento di messaggi che non siano scientifici nel contesto di un discorso rigoroso e scientifico. Questo è il rischio maggiore nella spettacolarizzazione: quello di perdere il contatto con la realtà che si vuole rappresentare. Sono convinto che alcune delle realizzazioni, ad esempio quelle in cui si vedono i raggi cosmici che passano attraverso il nostro corpo o che lasciano sbuffi di condensazione nella camera a nebbia, insegneranno qualcosa non solo al grande pubblico ma anche agli addetti ai lavori. Non è frequente potere vedere con i propri occhi  e cose invisibili che ci circondano e questa mostra ne è l’occasione.

 

Il sottotitolo della mostra è Le parole dell’universo. In molti casi però l’universo usa un vocabolario che ancora non conosciamo e in qualche caso sembra addirittura muto. Come avete reso questa situazione, senza perdere il fascino dell’avventura conoscitiva?

 

La mostra illustra come non sia l’universo che è muto ma piuttosto noi che siamo sordi. Si vede come siamo in realtà immersi in trame lievi ma continue, tenui ma onnipresenti. E come il mestiere degli scienziati sia quello di ascoltare e osservare questi segnali e tradurli in parole adatte alla nostra comprensione

 

Nel finale date al visitatore la possibilità di costruirsi il suo universo fai-da-te; per poi scoprire che “fare il Creatore non è un mestiere facile”. Perché è difficile, anche dal punto di vista fisico, “fare il Creatore”?

 

Perché se si mette troppa materia l’universo dopo il big bang ricollassa su se stesso. Viceversa se ce n’è troppo poca il cosmo si espande così rapidamente che diventa buio e freddo. Il nostro universo invece si espande in modo tale da permettere la formazione di stelle, galassie, pianeti. Dal punto di vista del calcolo delle probabilità è un universo molto improbabile. Però è quello in cui viviamo e ci calza a pennello.



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COMMENTI
26/10/2009 - tra sapere e supporre (theodoor manson)

Egr. Prof. Battiston, Mi sembra una bella mostra e verrò certamente a Roma per visitarlo Mi dispiace solo che si parla sempre in modo superficiale e poco scientifico del "Big Bang". Il "Big Bang" è tuttora una discutibilissima ipotesi, che ha avuto fortuna solo perché piace al Papa e a tutti i credenti nella Bibbia, ma sul piano scientifico fa acqua da tutte le parti. Quindi la prego, se proprio si deve parlare di questa ipotetica "nascità" del universo, di usare quel nome con molto cautele. La scienza è una cosa troppo serio per confonderla con le fiabe e le mitologie Theodoor Manson Santa Maria a Monte (Pi)