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STAMINALI/ E se non servisse uccidere embrioni per ottenere risultati?

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Nel corso della giornata è emersa l’importanza che ai pazienti arrivino informazioni corrette, che siano evitate fughe in avanti e soprattutto non venga mai meno l’attenzione agli aspetti critici che la sperimentazione fa emergere. Infatti, anche nel campo delle mesenchimali vi sono dati contraddittori. Alcuni sottolineano la loro totale sicurezza (al punto da essere state utilizzate per ridurre o controllare la crescita tumorale), altri descrivono situazioni in cui queste cellule possono perfino contribuire alla crescita del tumore. Per questo occorre molta vigilanza e soprattutto una corretta informazione che molti siti web non sembrano avere quando propongono terapie bizzarre se non addirittura dannose. Di certo, la biologia delle cellule staminali pone interessantissimi interrogativi rispondendo ai quali si potranno fare passi avanti nelle terapie antitumorali in uso e perfino inventarne di più efficaci.

La giornata cui hanno partecipato biologi, medici e veterinari è stata anche l’occasione per la presentazione del Gism (Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali). Il gruppo è nato per rispondere a numerose urgenze emerse ultimamente, prima fra tutte quella della interdisciplinarità. La medicina umana non può iniziare trial clinici senza prima avere fatto sperimentazione preclinica nell’animale: non solo da parte del biologo che usa l’animale da esperimento, ma anche da parte del clinico veterinario per il quale l’animale è un paziente sul quale verifica l’esito della cura. La parte del biologo acquista ancor più importanza se le terapie cellulari prevedono l’espansione (e in taluni casi anche la manipolazione) di cellule che deve essere (per legge) eseguita in strutture idonee, certificate secondo rigidissime norme procedurali dette GMP (Good Manufacturing Procedures).

Tra gli obiettivi di Gism è l’approfondimento critico delle metodologie per lo studio in vitro e per quello preclinico e clinico delle cellule staminali mesenchimali. Da questo lavoro ci si aspetta anche l’individuazione di criteri che possono essere di utilità per l’aggiornamento degli aspetti normativi e bioetici inerenti l’utilizzo delle cellule mesenchimali in terapia

Da ultimo, ma di grande utilità sociale, Gism vuole porre un’attenzione particolare alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica su problemi connessi alla applicazione terapeutica delle cellule mesenchimali. A tal fine sarà lanciato un portale che consenta la circolazione di informazioni utili ai ricercatori e ai clinici, ma anche agli stessi pazienti. In particolare si pensa a un decalogo, per una corretta informazione circa le reali possibilità terapeutiche delle cellule mesenchimali - per non alimentare aspettative di cura illusorie - e a un sistema di informazioni circa i trial clinici in atto autorizzati dal Ministero della Salute.



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COMMENTI
27/10/2009 - risposta al dr Pioltelli Christian (augusto pessina)

Grazie per la domanda . Certamente,anche le cellule embrionali devo essere studiate. Abbiamo a disposizione moltissime specie animali per farlo senza ricorrere all'uomo. Scoperte di geni importanti nella patologie umane sono stati fatti nello zebrafish (pesciolino rosso) e nei moscerini.

 
27/10/2009 - Domanda (Christian Pioltelli)

Buongiorno Dott.Pessina Ho partecipato al convegno di Brescia in qualità di biologo, apprezzando la modalità di organizzazione della giornata e la qualità di alcuni interventi. Dal suo articolo sembra emergere come la ricerca sulle staminali embrionali, che come noto hanno maggiori capacità proliferative delle analoghe adulte con gli effetti positivi e negativi che conosciamo, possa essere messa in disparte,poichè esistono altre fonti più promettenti delle ESCs. Le IPS, come sostiene, sono dotate di un grande potenziale differenziativo ma la regressione da stato adulto a staminale coinvolge geni che regolano, al contempo, anche la proliferazione cellulare, quindi con potenziale effetto neoplastico. Le staminali adulte (organo-residenti e non) sono ancora lontane dall'applicazione clinica, ematologia e oculistica a parte. Non ritiene debbano essere tenuti aperti tutti e 3 i campi di ricerca citati, senza escludere a priori le embrionali per ragioni puramente etiche? Ricordo che l'utilizzo delle cellule staminali embrionali per la ricerca su patologie neurodegenerative (Huntington in particolare) ha ottenuto risultati molto positivi, se confrontati con cellule provenienti da altre fonti, testimone il conferimento di numerosi riconoscimenti alla Dott.ssa Cattaneo.