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NUMERI/ Lafforgue: io, toccato da quel mistero che unisce idee e realtà

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Nel senso che ha avuto molte applicazioni, ha dato un immenso potere, ha permesso di trasformare il mondo: così bene che tutti sono accecati dai risultati della scienza e della tecnica.

In realtà, di fronte alla scienza, e alla matematica in particolare, la gente ha sentimenti confusi: da una parte sono stati obbligati a studiarla a scuola e per la maggior parte è stata una condizione penosa. D’altra parte la scienza ha contribuito a dare tante cose a cui le persone non sono pronte a rinunciare, neppure io. Ma tutti sentiamo confusamente che il mondo trasformato dalla scienza e dalla tecnica è in parte disumanizzato. La gente ha questo doppio sentimento: la scienza impressiona, affascina, se ne utilizzano i prodotti; ma sono oggetti che non si comprendono.

Io sono un matematico puro ma reputo che l’applicazione abbia un grande valore; è sorgente di domande interessanti, come il fatto che il mondo fisico sia sottomesso a leggi matematiche: ciò è fonte di meraviglia, da sempre.

 

La matematica ha avuto inizio con i greci, ma è nel mondo moderno che il legame fra matematica e mondo fisico ha raggiunto una profondità inimmaginabile. Come è stato possibile?

 

Perché ciò accadesse bisognava considerare importante la materia. E ciò sembra profondamente legato al cristianesimo. Questa mia è un’ipotesi; ma penso che il disprezzo della materia non sia cristiano. Una cosa che noto con i miei colleghi matematici e fisici è che io sono più materialista di loro.

C’è una doppia tentazione: da una parte rifiutare la materia, cioè la tentazione idealista; all’opposto, c’è la tentazione di buttare la scienza moderna fondata sull’interpretazione matematica dell’universo. Da un certo punto di vista sarebbe tutto più semplice se il mondo fosse solo una struttura matematica, o se la matematica non avesse nulla a che vedere con il mondo fisico. La realtà è che la materia è sottomessa a leggi matematiche ma non si riduce a queste leggi. E questo è un mistero. In sé la relazione della matematica col mondo fisico resta un mistero.

 

Quando si può parlare di   esperienza umana della matematica?

 

Si possono dire alcune cose semplici. Ad esempio: un matematico è uno che scrive, non è uno che fa tutto il giorno calcoli complessi. D’altra parte un matematico non è uno per cui la matematica è facile: il matematico per la maggior parte della sua vita è in una situazione di scacco, di fallimento. Detto altrimenti: la matematica è dura come il diamante.

Un altro aspetto è che la matematica è allo stesso tempo collettiva e individuale; cioè noi matematici del XXI secolo siamo gli eredi di una lunga storia, abbiamo ricevuto molto dai nostri predecessori e quando scriviamo un articolo, la maggior parte dei contenuti vengono da altre persone. La cosa più stupefacente è che i nostri lavori danno l’impressione di essere naturali, di non dipendere dalle persone che li hanno scritti. Quando si leggono gli articoli dei grandi matematici sembra che esprimano quello che noi stessi avremmo voluto scrivere e d’altra parte nei testi si riesce a scorgere chi è l’autore.

 

Un matematico quindi non è un genio isolato

 

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