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NUMERI/ Lafforgue: io, toccato da quel mistero che unisce idee e realtà

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Molti condivideranno la curiosità di chiedere “che mestiere fai?” rivolgendosi a un matematico. E anche Laurent Lafforgue, professore presso il prestigioso Institut des hautes études scientifiques di Parigi, non ha potuto sottrarsi a questa domanda durante la sua visita in Italia, invitato dal Centro Culturale di Milano.

Come parlare di matematica oggi? Tanti ne parlano, ma non sempre emerge il cuore dell’esperienza matematica; e talvolta prevalgono preoccupazioni di tipo ideologico. Questi interrogativi sono stati toccati da Lafforgue anche durante un incontro con un gruppo di insegnanti e ricercatori prima della sua conferenza dal titolo “Amore e Conoscenza”, sull’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate. IlSussidiario.net l’ha incontrato.

 

In Italia tanta divulgazione matematica tende a sottolineare a cosa serve la matematica, o cerca di mostrare che la matematica è in relazione con altre discipline: musica, letteratura. L’impressione è che questo c’entri ben poco con il “mestiere del matematico”. Come si fa a comunicare cos’è veramente l’attività del matematico?

 

Penso occorra avere obiettivi modesti. La matematica che noi studiamo e pratichiamo è molto sofisticata. Se vogliano dare un’immagine di questa matematica al grande pubblico, sarà un’immagine necessariamente falsa. Cosa si può fare allora? A mio avviso si può parlare della matematica greca, per esempio della geometria euclidea, di cose semplici che le persone hanno imparato a scuola. Da allora la matematica è cresciuta in una proporzione che i greci non avrebbero potuto immaginare, ma quella che facciamo oggi non è così diversa da quella degli antichi. I greci hanno immaginato la nozione di teoria matematica e di dimostrazione, fissando le regole elementari della logica che tutt’ora sono rimaste identiche. La matematica del nostro tempo si basa sull’utilizzo spinto delle notazioni algebriche - variabili designate con simboli - e questo i greci non lo facevano: scrivevano parole. Ma anche la nostra matematica consiste in testi: è importante dire che la matematica non è un insieme di formule.

 

Che cosa ha rappresentato la matematica per gli antichi greci?

 

Bisogna dire che la matematica è un logos, una parola ragionata. Non sono specialista, ma mi sembra che il creatore della matematica greca sia Pitagora; e Pitagora, secondo i racconti più o meno mitici, è anche il primo uomo che ha assunto il nome di filosofo.

In Platone e nei pitagorici, filosofia e matematica erano indissolubili. Ci si può domandare perchè i greci abbiano considerato la matematica indispensabile per l’esercizio della filosofia e viceversa. Evidentemente non è più così oggi. Non solo. Pitagora era uno spirito mistico; attraverso la matematica ricercava delle verità che concernevano Dio; non il Dio biblico, evidentemente, ma diciamo l’Assoluto. Tutto ciò mi sembra molto lontano dalla situazione attuale.

Anche un progetto come quello di Galileo, era un progetto filosofico: Galileo ha proposto una via di ricerca della verità; una via che ha funzionato bene, “troppo” bene.

 

In che senso “troppo” bene?

 

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