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DIBATTITO/ Ecco perché gli ambientalisti non hanno capito nulla dell’ambiente

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Una terza considerazione porta a rilevare come ogni discussione sull’intervento dell’uomo nei confronti della natura non possa prescindere da un senso del limite. Quando, secoli fa, si edificarono le mura di Bergamo, progettisti e maestranze dovettero procedere in un relativo rispetto dei caratteri morfologici e geologici del substrato, realizzando una costruzione non solo funzionale, ma anche pregevole dal punto di vista estetico e che è diventata a sua volta habitat per flora e fauna peculiare; troppo spesso, di fronte a problemi analoghi, il modo di procedere moderno sarebbe viceversa ispirato innanzitutto dalle sovrabbondanti capacità tecnologiche, che produrrebbero lo spianamento dell’area e la realizzazione di una omogenea colata di cemento, senza alcun rispetto del contesto. Gli esiti di tale approccio sono sotto i nostri occhi, nella bruttezza di molte costruzioni moderne.

Infine, perché sia utile, l’educazione ambientale deve evitare un approccio ideologico e preconcetto, per partire dalla persona e dai suoi contesti ed esigenze concrete, altrimenti nessun percorso educativo ha senso. L’educazione ambientale non è quindi solo un problema tecnico ma va collocata in un contesto educativo unitario, che per produrre esito, anche a livello scolastico, non deve essere frammentato in competenze specifiche (l’educazione ambientale, l’educazione civica, l’educazione alla salute…), quasi si tratti di acquisire capacità tecniche, ma viceversa attingere contributi specifici da discipline specifiche e collocarli nel grande ed affascinante tema dell’educazione.



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