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ALLARME/ L’esperto: Tonno rosso in via d’estinzione, superato il punto di non ritorno

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A dir la verità ben pochi. Uno di questi è senz’altro il Principato di Monaco, è l’unico paese ove si sia presa un’iniziativa forte in questo senso. In poche parole Monaco ha proposto che si firmi in ambito Cites (Convenzione internazionale sul commercio di specie animali e vegetali in pericolo) un’intesa, un accorto internazionale nella cui appendice venga scritto e firmato dai diversi stati europei coinvolti nella pesca del tonno rosso il divieto a far sì che questo venga commerciato oltre i confini nazionali. Questa clausola risolverebbe il problema dal momento che il maggior consumatore mondiale, il Giappone, rimarrebbe privo di “materia prima” per i suoi piatti a base di tonno rosso. Se i paesi europei coinvolti firmassero un simile accordo questo avrebbe un peso enorme a livello mondiale. Per ora purtroppo si limitano a rivolgere grandi sorrisi ai promotori della proposta.

 

Ci sono altre specie a rischio nei nostri mari?

 

Per quel che concerne l’estinzione biologica non molte. Il problema comincia con l’estinzione per causa commerciale. Le specie a rischio sono una grande fetta di quelle oggi esistenti. Ma il problema non riguarda soltanto la quantità, comunque eccessiva, con la quale questi animali vengono pescati, quanto la modalità assolutamente indiscriminata. Mi spiego, per il tonno rosso, ad esempio, non c’è la minima attenzione alla tempistica biologica. Nel mediterraneo viene pescato anche nei periodi di riproduzione. Lo svantaggio alla lunga sarà anche economico, se ne accorgeranno poi. Per altro il Mediterraneo è la meta preferita da questi pesci proprio per riprodursi. Quindi non solo è sbagliato il momento, ma anche il luogo. Questi sono aspetti scientifici che se ignorati possono rivelarsi letali.

 

Eppure nel Mediterraneo la pesca ai tonni, rossi o no che fossero, si è sempre fatta, fin dal tempo dei greci

 

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