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ENERGIA/ Anche l’Italia ricorre alle biomasse, così produrremo l’idrogeno

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La seconda linea di ricerca ha avuto due obiettivi principali:        

- il miglioramento dell’utilizzazione dell’energia luminosa da parte della microalga Clamydomonas reinhardtii per generare potere riducente/biomassa, da utilizzare per la riduzione dei protoni a idrogeno molecolare;

- lo studio dell’ attività dell’enzima idrogenasi in modo da ottenere una migliore attività sia in termini di resistenza dell’enzima al suo inibitore naturale - l’ossigeno molecolare – sia un miglior controllo dell’espressione dell’enzima durante la crescita delle alghe in coltura.

Le prospettive sono quelle ben riassunte nella scheda di valutazione del progetto che ha portato al suo finanziamento: «Il progetto appare ben posto, le unità operative possiedono sicuramente tutti i requisiti tecnico-scientifici, il personale e le risorse per il suo corretto svolgimento e per il perseguimento dei risultati. Si tratta di una ricerca ad alto rischio, ma con obiettivi congruenti. Le prospettive di ricaduta sono valide e dovrebbero permettere di prendere le opportune decisioni per intensificare (o abbandonare) le ricerche in questo settore. L’attività di sviluppo del reattore, potrebbe apparire prematura, ma potrà dare un significativo contributo alla valutazione preliminare del costo di produzione del bioidrogeno da rifiuti organici o da fotobiolisi dell’acqua sfruttando l’energia solare».

I risultati del progetto, illustrati nel convegno internazionale “Biological processes as a possible source for renewable energy” che ha avuto luogo ai primi di novembre a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, dimostrano che, nonostante la produzione di idrogeno mediante processi biologici non sia ancora al livello ottimale per una diretta applicazione su scala industriale e necessiti di uno sforzo ulteriore di ricerca, è stata posta una solida base che ha colmato il ritardo del nostro paese in un settore di importanza strategica per il suo futuro energetico.



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