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SCOPERTE/ Dalla marmitta catalitica alle nanoparticelle: il futuro della chimica passa da qui

mercoledì 18 novembre 2009

 

Marmitta catalitica? Certo ce l’hanno tutte quelle che non siano proprio delle “matusa” (le automobili).

Ma che cos’è un catalizzatore? Un catalizzatore è essenzialmente una sostanza che permette a una reazione chimica di avvenire in condizioni più blande di quanto previsto: questo permette di far avvenire le reazioni con un risparmio di energia e con un maggior controllo dei prodotti finali.

Una categoria molto importante sono i catalizzatori eterogenei costituti da metalli finemente suddivisi depositati su un supporto, in genere costituito da ossidi metallici. A questa categoria appartengono i catalizzatori delle marmitte catalitiche, ma anche di quelle stufe, dette appunto catalitiche, che permettono una combustione talmente completa da emettere solo anidride carbonica e acqua e che quindi, oltre essere efficienti energeticamente, non necessitano di una canna fumaria.

Le reazioni chimiche catalizzate con metalli hanno da tempo un enorme rilievo economico e sono state responsabili di numerosi cambiamenti nella vita umana.

Il primo processo catalitico applicato a livello industriale è stato la sintesi dell’ammoniaca a partire da azoto e idrogeno, iniziata in Germania nel primo decennio del novecento. Per sottolinearne l’importanza basta ricordare che l’ammoniaca è la base per la produzione dei concimi chimici, che hanno rivoluzionato l’agricoltura.

Negli anni ‘40 del Novecento è stato sviluppato il cosiddetto cracking del petrolio che ha permesso da un lato la produzione di carburanti più efficienti e dall’altro sfruttare meglio il petrolio grezzo modificando, secondo le necessità, i rapporti di quantità dei diversi prodotti petroliferi.

 

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