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SPAZIO/ Ecco il satellite europeo SMOS che guarda il "sale della Terra"

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Di questa attività ci parla Giovanni Macelloni, che opera all’Ifac di Firenze, sottolineando come la calibrazione dei dati acquisiti durante una missione spaziale e la loro validazione, sia uno dei punti chiave per la generazione di prodotti applicativi di qualità generati dalla missione stessa. «Tale qualità va inoltre garantita nel tempo e per questo debbono essere messe in campo strategie opportune per compensare eventuali degradazioni nelle prestazioni dello strumento dovute all’invecchiamento. Aldilà dei metodi di calibrazione interna allo strumento (che utilizzano cioè dei sistemi di riferimento per le misure che si trovano a bordo del satellite) un’opzione molto utilizzata è quella di osservare bersagli estesi e con caratteristiche fisiche ben conosciute. Fra tutti i bersagli utilizzabili sulla superficie terrestre la calotta polare Antartica e in particolare l’area vicino alla base Italo-Francese di Concordia, situata nella parte orientale, è senz’altro una delle aree più promettenti».

Il motivo fondamentale, spiega Macelloni, è dato dal fatto che alla frequenza utilizzata da SMOS (1,4 GHz, equivalente a 20 cm di lunghezza d’onda) il segnale misurato proviene essenzialmente da zone profonde della calotta (circa 100 metri) dove le sue proprietà fisiche rimangono stabili nel tempo. Inoltre tale zona è particolarmente indicata perché:

- è situata in prossimità del Polo e per questo viene osservata con una grande frequenza (5-6 volte al giorno) dai satelliti di osservazione della Terra che operano in orbita polare;

- l’area è omogenea spazialmente (a scala cioè dei 100x100 km) rispetto all’area osservata da SMOS;

- la rugosità superficiale e la pendenza media del terreno (che sono parametri in grado di modificare il segnale misurato dal satellite) sono molto modeste;

- l’atmosfera è molto stabile e molto secca (anche questa può modificare il segnale misurato);

- vi sono numerosi dati ausiliari disponibili a causa delle varie attività scientifiche che sono state effettuate nella base (stratigrafia della calotta, dati atmosferici).

 

«Tale presunta stabilità temporale della misura andava però confermata con misure a terra (su queste zone non erano mai state effettuate misure dirette) prima del lancio della missione. A partire dal 2005 è iniziata così un’attività sperimentale, condotta da Ifac-Cnr supportata da Esa e dal Pnra (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), che ha comportato l’esecuzione di alcune campagne sperimentali in Antartide nella base di Concordia con il radiometro a microonde Radomex . Il radiometro, progettato e sviluppato presso Ifac con le stesse caratteristiche del radiometro SMOS, è stato utilizzato per una campagna pilota nel 2005 ed è stato installato nel dicembre 2008 su di una torre di osservazione a base Concordia per un monitoraggio continuo dell’area. I risultati ottenuti hanno confermato una sostanziale stabilità del segnale e forniranno cosi utili informazioni durante la fase iniziale della missione per valutare le prestazioni del radiometro spaziale e per dare una misura della bontà dei dati raccolti a scala globale. Radomex continuerà a operare per tutto il 2010 in modo da confrontare i dati per un periodo di tempo sufficientemente esteso».

 

Parallelamente a questa attività sempre presso IFAC-CNR, sono stati analizzati dati raccolti da altri sensori spaziali in modo da correlare le proprietà fisiche della calotta al segnale misurato dai satelliti. «Le nuove misure effettuate con SMOS permetteranno di aumentare le conoscenze finora acquisite ottenendo informazioni sugli strati profondi. Tali misure integrate contribuiranno a una miglior comprensione dei fenomeni climatici che interessano le aree polari e che sono direttamente correlabili a quelli che avvengono a scala globale».



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COMMENTI
02/11/2009 - Chissà se... (Francesco Giuseppe Pianori)

Bellissimo! Mi sto domandando se, in un'ulteriore missione o precisione dello strumento utilizzato si riuscirà a valutare anche "il sale in zucca" dei Governanti mondiali. Sarebbe interessante una mappa simile; ma forse occorre una frequenza maggiore con conseguente lunghezza d'onda minore... Ad majora!