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UNIVERSO/ Quante stelle ci sono in cielo? Una rivista scientifica prova a contarle

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«Oggi sappiamo che la materia non è affatto distribuita uniformemente nell'Universo e che le stelle sono riunite in galassie le quali a loro volta si organizzano in gruppi o addirittura ammassi di galassie. Queste strutture sono disposte a formare la cosiddetta "rete cosmica" una gigantesca tela di ragno lungo i cui fili si dispone la materia. Questa rete cosmica è originata dalla materia oscura, quella fantomatica entità la cui struttura e composizione sono ancora oggetto di ricerca e di dibattito tra gli scienziati; è la materia oscura che indisturbata (in quanto non interagisce con la radiazione) l'ha creata sotto l'azione della gravità fin dall'universo primordiale. É lungo questa rete che la materia di cui noi e le stelle siamo fatti (quella che i fisici classificano come barionica) ha potuto disporsi grazie appunto all'azione della gravità della materia oscura».

Si erano già osservate strutture a filamento nell'Universo vicino, ma una prova dell'esistenza nell'universo più lontano mancava all’appello. «In particolare ci si aspetta, secondo i modelli più accreditati per spiegare la formazione delle strutture, che intorno agli ammassi, situati nei nodi della rete cosmica, siano presenti strutture prominenti».

Ora, grazie a osservazioni mirate compiute con gli strumenti VIMOS, sofisticato spettrografo installato presso il Very Large Telescope dell'ESO (Paranal, Cile), e FOCAS, un altro spettrografo posto al fuoco del telescopio giapponese Subaru, il gruppo di Tanaka ha potuto, per la prima volta, rilevare strutture prominenti con masse da 10 a 1.000 volte quella della Via Lattea. Il filamento osservato è posizionato intorno all'ammasso di galassie CL0016+16, a circa 6,7 miliardi di anni luce da noi e si estende per almeno 60 milioni di anni luce.

Maino fa osservare che comunque l'analisi dei dati non è ancora terminata. «Ora occorre studiare nel dettaglio le caratteristiche delle galassie che componengo queste strutture. Esse in generale dipendono fortemente dall'ambiente circostante e i risultati di Tanaka e collaboratori, ci permeteranno di studiare quest'ambiente quando l'universo aveva solo due terzi della sua età attuale. Le osservazioni di Tanaka aprono nuove possibilità per lo studio dell'universo profondo in modo da poter comprenderne la struttura e la composizione in epoche cosmiche remote permettendo quindi di aggiungere piccoli (o grandi) mattoni alla nostra comprensione dell'Universo in cui viviamo».

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