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SCOPERTA/ Parkinson: una nuova ricerca italiana per curare la malattia

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La scoperta di Gustincich è che l’emoglobina viene espressa nei neuroni dopaminergici della sostanza nera, la cui degenerazione porta al morbo di Parkinson, e nelle cellule gliali che in tutto il cervello circondano i neuroni come un tessuto connettivo. Utilizzando il metodo dei microarrays, piccoli supporti sulla cui superficie si stratifica il Dna di un organismo, Gustincich e le sue collaboratrici Marta Biagioli e Milena Pinto hanno dimostrato che all'aumentata espressione dei geni per le catene globiniche corrispondevano cambiamenti nell'espressione di geni legati all'omeostasi (cioè in pratica all’equilibrio) dell'ossigeno e alla fase finale del ciclo energetico cellulare nota come fosforilazione ossidativa.

I biochimici hanno pertanto ipotizzato che l'emoglobina, oltre che nel sangue, crei un magazzino di ossigeno anche nel cervello, proteggendo in questo modo il tessuto nervoso da microischemie.

La ricerca, che ha ricevuto finanziamenti per 150 mila dollari l’anno per cinque anni dalla Fondazione Armenise - Harvard, è stata appena pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences e comprende, tra i collaboratori, il gruppo di Carlo Alberto Beltrami dell’Università di Udine e di Piero Carninci, del Centro Riken Omics di Yokohama (Giappone).

 

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