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BIODIVERSITA'/ Un piano contro l' "omologazione" che distrugge la vita nei mari

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Le linee di ricerca attuali includono già moltissime iniziative finalizzate alla conservazione della biodiversità. È urgente però:

- continuare gli studi di base rivolti ai diversi aspetti della biologia e dell’ecologia degli ecosistemi marini, fondamentali per meglio comprendere i processi che regolano questo ambiente;

- indagare i meccanismi e i processi attraverso i quali i cambiamenti climatici influenzano la biodiversità marina e valutarne le conseguenze sugli ecosistemi marini (es. perdita di specie carbonatiche, quali i coralli, a causa dello stress termico e/o dei possibili effetti dell’acidificazione delle acque previsti nei prossimi decenni; alterazioni nelle comunità di pregio; modifiche nella distribuzione delle specie dovute ad uno spostamento della distribuzione spaziale dell’optimum ambientale);

- completare, ampliare e gestire in maniera corretta la rete di Aree Marine Protette al fine di salvaguardare la diversità di specie ed ecosistemi e favorire il flusso genico fra popolazioni;

- esplorare gli effetti della frammentazione/riconnessione dell’habitat, un concetto relativamente nuovo nell’ambiente marino, sull’isolamento/connettività fra popolazioni;

- adottare un approccio a “scala di bacino” per indagare i confini biogeografici, mediante la filogeografia, e la vulnerabilità delle specie nell’intero areale di distribuzione;

- focalizzarsi su specie marine oggetto di sfruttamento, e sull’ecosistema in cui esse vivono, allo scopo di identificare l’entità degli stock, valutare lo stato di salute delle risorse e suggerire misure efficaci per la gestione sostenibile;

- indagare le risposte di geni/popolazioni/specie/ecosistemi agli inquinanti ed esplorare il ruolo di questi nell’alterare i pattern di biodiversità nell’ambiente naturale vero e proprio e non soltanto attraverso esperimenti di laboratorio.

 

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