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SCIENZA&FEDE/ Le due anime della conoscenza che si incontrano nel Big Bang

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L’indagine astrofisica e cosmologica ci porta sempre più a ridosso di quell’evento straordinario che è stato l’inizio del nostro universo: gli astrofisici studiano l’eco del grande scoppio primordiale e analizzano i diversi segnali che provengono dalle profondità cosmiche, mentre i fisici delle particelle riproducono negli acceleratori, come il Cern di Ginevra, la materia in condizioni molto simili a quelle di 13 – 14 miliardi di anni fa. Il bello è che questi due tipi di ricerche sono fortemente interconnesse e le conoscenze in un campo si riversano e incrementano subito quelle nell’altro.

Ma non sono solo questi due settori delle scienze a vivere incontri ravvicinati. Sempre più le domande che emergono dalle discipline scientifiche interpellano filosofi e teologie le riflessioni di questi ultimi non sono più viste solo come esercizio dialettico ma offrono contributi interessanti per una scienza che si accorge di non essere autosufficiente e di avere continuo bisogno di trovare fondamenti solidi su cui costruire le sue teorie.

Di questo era consapevole Galileo 400 anni fa, e ne ha scritto in due celebri lettere: all’allievo e amico benedettino, il frate-scienziato Benedetto Castelli; e alla granduchessa Cristina di Lorena, esprimendo la convinzione che procedono «di pari dal Verbo divino la Sacra Scrittura e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo e questa come osservantissima esecutrice degli ordini di Dio». Ne sono consapevoli anche gli studiosi della alla Pontificia Accademia delle Scienze e alla Pontificia Università Lateranense che hanno organizzato per i prossimi giorni (30 novembre -2 dicembre),presso quest’ultima università il congresso internazionale “1609-2009. From Galilei's Telescope To Evolutionary Cosmology - Science, Philosophy and Theology in Dialogue”, chiamando a confrontarsi premi Nobel, filosofi, teologi e storici sui grandi sviluppi attuali dell'intuizione galileiana.

 

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